Dopo 18 mesi di Covid-19, una ripresa del virus (variante Delta) sta ritardando il ritorno a una (forma di) normalità e, in una certa misura, rovinando l’estate. Si potrebbe essere tentati di guardare i recenti movimenti di mercato attraverso questa lente. In questo modo si ignorerebbe la vera domanda che gli investitori dovrebbero farsi per prepararsi all’autunno: cosa annuncerà per il futuro la Federal Reserve degli Stati Uniti?
Dopotutto, la crescita economica statunitense è stata forte. L’inflazione potrà mantenersi oltre il 2% per un periodo più lungo del previsto. Cosa significherà questo per le prossime fasi della politica monetaria statunitense?
L’estate Delta
Quando viene eseguito, il sequenziamento genomico di SARS Cov-2 mostra che la variante Delta, altamente contagiosa, è responsabile della quasi totalità dei nuovi contagi in paesi come Svizzera, Germania, Regno Unito, India, Spagna e Stati Uniti. Allo stesso tempo, gli studi confermano che la vaccinazione rimane efficace in quanto protegge dalle forme gravi della malattia, limitando così il numero di pazienti che necessitano di cure intensive.
Anche se, a causa della contagiosità di questo ceppo, la soglia per il raggiungimento dell’immunità di gregge è stata innalzata, i paesi che presentano elevati tassi di vaccinazione dovrebbero essere in grado di superare questa nuova ondata senza misure drastiche come dei lockdown totali.
Gli effetti della variante Delta sull’attività economica probabilmente saranno quindi modesti, a meno che l’affaticamento dovuto alla pandemia o la paura, oppure un crollo della fiducia dei consumatori e delle imprese, dovessero creare nuovi ostacoli alla ripresa.
Un rischio sanitario da tenere sotto osservazione
L’epidemia sta oggi interessando regioni che fino ad ora erano state relativamente risparmiate, in particolare i paesi emergenti asiatici. Anche se sembra che in Indonesia e Cambogia il picco sia stato raggiunto a metà luglio, il numero di contagi continua a crescere in Vietnam, Laos e Corea del Sud. In Cina, il numero di casi è balzato ai massimi da gennaio.
Questi sviluppi hanno portato alcuni paesi a mettere in discussione la strategia “zero Covid” che era riuscita a bloccare finora la diffusione del virus, isolando radicalmente le persone e le regioni colpite. La maggiore contagiosità della variante Delta rende questo approccio più rischioso dal punto di vista di sanità pubblica, pesando al contempo direttamente sull’attività economica.
Un progresso rapido nella campagna vaccinale ha consentito a Singapore (66% della popolazione pienamente macinata all’8 agosto, rispetto al 40% di inizio luglio) di abbandonare la sua strategia “zero Covid”, allentare le restrizioni per i viaggiatori che tornano dall’estero, e annunciare che avrebbe classificato come endemico il virus nel momento in cui sarà stato raggiunto l’80% di popolazione vaccinata (entro settembre, secondo le autorità).
Queste decisioni sono ovviamente cruciali per consentire alle economie emergenti di riaprire come hanno fatto i paesi sviluppati. Possono però far sorgere nuove mutazioni se vengono effettuate in un momento in cui i tassi di vaccinazione non sono ancora sufficienti.
Il rischio è che un’altra variante si dimostri resistente ai vaccini. Al di là delle tragiche conseguenze sanitarie, sembra che finora gli investitori non abbiano preso in considerazione una possibilità del genere.
Mercati ancora alquanto esitanti
Il record segnato dall’indice azionario S&P 500 il 10 agosto non cambia il fatto che da maggio i principali indici presentano un trend meno chiaro. L’ultimo rialzo ha visto una partecipazione solo modesta degli investitori. Un altro elemento sembra indicare un mercato (eccessivamente) teso: non vi è stato alcun crollo significativo prima del rimbalzo realizzato dal 19 luglio. Complessivamente, questo trend rialzista sembra fragile nel breve termine.
A partire da fine luglio, l’azionario globale ha registrato un rialzo dell’1,1% (indice MSCI World in USD il 10 agosto). Dopo aver perso il 7% a luglio, l’azionario emergente segna un rialzo dell’1,8%. I titoli di Stato decennali statunitensi registrano un rialzo dei rendimenti di 13 pb, a 1,35%. Il rendimento del Bund a 10 anni, che il 4 agosto era scivolato verso il tasso di deposito di -0,50% della BCE, è cresciuto a -0,45%, sostanzialmente invariato rispetto a fine luglio.
Gli ultimi giorni hanno visto anche un rapido crollo dei prezzi delle materie prime, compreso l’oro. Il dollaro USA (+1,4% rispetto a fine luglio) ha toccato il massimo da fine marzo rispetto all’euro. Questo progresso è dovuto sostanzialmente alle aspettative di una (più restrittiva) politica monetaria da parte della Fed.
Grafico 1: Rialzo del dollaro USA

La Fed è tornata, ma dove?
L’ultimo rapporto sull’occupazione statunitense è stato positivo su tutti i fronti. Al netto delle revisioni, vi è stata una creazione netta di quasi 1 milione di posti di lavoro nei mesi di giugno e di luglio.
È questo il “sostanziale ulteriore progresso verso gli obiettivi di piena occupazione e stabilità dei prezzi” che la Fed si è posta come precondizione per riconsiderare il suo piano di acquisti di titoli da USD 120 miliardi al mese a supporto dell’economia durante la pandemia?
Lo scorso dicembre, quando la Fed aveva fissato questo paletto, il livello di occupazione segnava complessivamente -10 milioni di posti di lavoro in meno rispetto al livello pre-pandemia di febbraio 2020. Questo divario si è ora ridotto di oltre il 40% in pochi mesi.
Anche se mancano ancora dei posti all’appello rispetto allo scorso febbraio, alcuni membri del Federal Open Market Committee (FOMC) hanno suggerito che un altro mese di forte crescita dell’occupazione sarebbe sufficiente per ritenere di aver effettivamente realizzato un “sostanziale progresso”.
Grafico 2: Il miglioramento dell’occupazione negli Stati Uniti da dicembre è stato sostanziale?

La posizione di Jerome Powell è probabilmente meno netta, ma il presidente della Fed non potrà evitare un compromesso alla riunione del FOMC del 21-22 settembre affermando, ad esempio, che l’economia si sta avvicinando a realizzare un “sostanziale progresso”. In attesa della riunione del FOMC, l’incontro di Jackson Hole del 26-28 agosto dei banchieri centrali potrebbe rappresentare un’opportunità per preparare il terreno.
Inoltre, alcuni recenti commenti da parte del vicepresidente della Fed, Richard Clarida, hanno criticato l’idea (sostenuta da Powell e da altri banchieri centrali) che l’attuale picco di inflazione sia solo temporaneo. I prezzi dei beni di consumo primari, l’indicatore inflazionistico preferito della Fed, sono cresciuti a un tasso del 2,7% da febbraio 2020.
“Se, come previsto, l’inflazione dei prezzi al consumo quest’anno si attesterà al 3%, o chiaramente sopra questa soglia, riterrò che vi sia stato più di un superamento “moderato” dell’obiettivo di inflazione a lungo termine del 2% [del FOMC].”
Vicepresidente della Fed Richard Clarida
Il vicepresidente della Fed afferma che “le condizioni necessarie per innalzare la forchetta target dei tassi di riferimento “Federal Funds” saranno soddisfatte entro fine 2022”.
I tempi e l’orientamento delle prossime decisioni della Fed rimarranno un elemento importante da valutare per gli investitori nel corso dell’estate e dell’autunno.
Per tutte le classi di asset dei mercati, sarà fondamentale il modo in cui la Fed comunicherà la propria direzione, in particolare a breve termine, data la loro vulnerabilità (tecnica) a una correzione.