Il prezzo al barile del petrolio ha continuato a salire come conseguenza del blocco dello Stretto di Hormuz. Il rincaro dell’energia preoccupa gli investitori per le sue ripercussioni sull’inflazione e, di conseguenza, sui tassi d’interesse. Tuttavia, i mercati stanno prezzando la ripartenza e gli utili delle aziende USA crescono sia grazie all’inflazione che grazie all’introduzione dell’IA.
Gli investitori si chiedono come dovranno posizionarsi di fronte a uno scenario inflazionistico che potrebbe essere temporaneo o a lungo termine. E’ possibile che le banche centrali adottino una politica monetaria meno accomodante nei prossimi mesi. “Oggi siamo probabilmente di fronte a uno shock che sta diventando sistemico, infatti non è solo il prezzo del petrolio, ma sono in forte apprezzamento da inizio anno un po’ tutte le materie prime”, commenta Alessandro Tentori, CIO Europe, AXA IM – BNP Paribas Asset Management. E’ uno shock d’offerta, che potrebbe avere delle similitudini con quello causato dal Covid. Infatti, gli aumenti di tutte le commodities, anche di quelle non legate al costo dell’energia, sembra stia segnalando un ‘collo di bottiglia’.
Il grafico mostra come i colli di bottiglia misurati dai vari indici (Fed, Citi, etc) stiano avendo un effetto sulle catene di approvvigionamento, che, nota Tentori, “potrebbe portare a un aumento dei costi di produzione”.

Fonte: BNPPAM, Bloomberg, 08/05/2026
Il rally delle commodities
La variazione annua dell’indice Bloomberg delle materie prime ha registrato un balzo di oltre il 30% anno su anno (dati Bloomberg al 08/05/2026). “Anche se mantenessimo il livello dell’indice ai livelli attuali per i prossimi 12 mesi – ragiona Tentori – avremmo almeno fino alla fine dell’estate una variazione annua dei prezzi di oltre il 20% anno su anno e questo contribuirebbe a tenere alta la pressione sui vari indici d’inflazione”.

Fonte: BNPPAM, Bloomberg, 08/05/2026
La transizione tecnologica
“E’ innegabile che siamo in un contesto di aumento delle aspettative sull’inflazione, sia dal lato dei produttori che da quello dei consumatori”, commenta Tentori. Le aspettative sono importanti per l’inflazione futura. “Più aumentano le aspettative d’inflazione e più l’inflazione potrebbe rimanere alta anche se migliorassero le prospettive macroeconomiche”.
Un’ulteriore fonte d’inflazione (strutturale) è quella causata dalla transizione tecnologica. “Potremmo avere un forte aumento dei prezzi dell’energia elettrica per i data-center, e questo potrebbe diventare un tema politico, cosi come il collo di bottiglia sulle cosiddette terre rare”, sottolinea Tentori. Questa inflazione potrebbe avere degli effetti indiretti sulle varie categorie dell’indice CPI.

Fonte: Visual Capitalist
L’inflazione spinge i profitti
Ma l’inflazione sta anche contribuendo a gonfiare i profitti. I risultati trimestrali dell’85% delle aziende dell’S&P 500 mostrano un trimestre eccezionale. Tentori ricorda che la crescita attesa degli utili delle aziende statunitensi era intorno al 12%, ma ora siamo oltre il 27%. Una sorpresa che, secondo l’economista, non è dovuta solo a un aumento di produttività legato all’introduzione dell’intelligenza artificiale (IA) nelle aziende, ma anche al fatto che un livello più alto d’inflazione contribuisce a un aumento degli utili. L’aumento dei prezzi viene passato al consumatore e gli utili aziendali sono in aumento attraverso tutti i settori.
Rischio bolla azionaria?
Fino a quando può durare il rally azionario? “I fondamentali sono estremamente solidi al momento, tanto che non mi sembra ancora opportuno parlare di bolla”, spiega Tentori. “Abbiamo valutazioni alte, ma non come in passato”. Le valutazioni sono infatti distanti da quelle di altri periodi storici in cui il mercato si è trovato in una fase di bolla. “Anche i settori più cari non sono ai livelli che abbiamo visto nel ’99 e nel 2000, quindi secondo me c’è ancora spazio per aumentare l’esposizione al rischio,” conclude Tentori.

Fonte: BNPPAM, Bloomberg, 08/05/2026