Da un lato, l’ultima stagione degli utili societari è stata nella norma. Le sorprese a livello di fatturato e utili sono state modestamente positive, in linea con le medie storiche. Dall’altro lato, l’evoluzione delle stime è stata più insolita.
Nel secondo trimestre, infatti, le società europee hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelle statunitensi (si veda Grafico 1).
Si tratta di una situazione atipica dal punto di vista storico, che appare ancora più sorprendente ora, alla luce dell’impennata dei prezzi dell’energia in Europa e delle preoccupazioni per l’interruzione delle forniture di gas e la recessione. D’altro canto, i tassi d’interesse statunitensi sono aumentati di più e sembrano sortire l’effetto desiderato dalla Federal Reserve (ovvero indebolire la domanda e quindi l’inflazione).
Previsioni più fiacche per gli USA
Il vantaggio iniquo del maggiore rincaro dei prezzi dell’energia in Europa rispetto agli Stati Uniti è che gli utili del settore sono aumentati di più, ma anche escludendo questo segmento (come pure quello finanziario, che ha registrato una crescita negativa degli utili su base annua dopo gli ottimi risultati del 2021), l’espansione degli utili nel complesso ha comunque superato a mani basse quella degli Stati Uniti.
Forse favorita dall’inaspettata impennata del turismo e dalla debolezza dell’euro, la sorpresa degli utili è stata quindi maggiore in Europa. Quando gli analisti aggiornano le loro previsioni sui risultati di un intero anno in base alle ultime notizie, ci si aspetta che le stime aumentino di pari passo. Ed è più o meno quel che è successo: anche le stime per il 2023 infatti sono state modificate al rialzo, seppur di poco.
Stupisce però che le aspettative sugli utili statunitensi non abbiano fatto altrettanto. Sebbene quelli dichiarati abbiano sorpreso in positivo anche negli Stati Uniti, le revisioni degli analisti sono state al ribasso (si veda Grafico 2).
Prospettive del settore tecnologico legate ai tassi
Anche se non del tutto, gran parte della differenza è ascrivibile al settore tecnologico (compresi Internet retail e intrattenimento).
Alcune delle maggiori sorprese negative si sono infatti concentrate in questo segmento. In proporzione, le revisioni al ribasso degli utili che ne sono scaturite sono state più massicce, dato il livello precedentemente elevato delle aspettative. Se si considerano le revisioni per il resto dell’indice MSCI USA (la linea arancione nel Grafico 2), l’andamento è più simile a quello europeo, soprattutto se si tiene conto della volatilità delle stime nella regione.
C’è anche un altro rischio legato al settore tecnologico.
Di recente i mercati hanno prestato più attenzione al rallentamento della crescita economica che all’inflazione ancora elevata. Di conseguenza, le aspettative degli operatori per il livello del tasso di riferimento sui fed fund tra un anno sono scese fino al 2,8% da un massimo del 3,9% a metà giugno – un calo che si è riflesso sui rendimenti reali.
In genere questa dinamica è positiva per i titoli tecnologici (e improntati alla crescita), dato che una quota preponderante dei loro utili viene generata in un futuro più lontano ed è quindi più sensibile ai tassi di interesse.
Riteniamo che i messaggi e le azioni delle principali banche centrali si concentreranno sempre più sull’inflazione, che si conferma elevata e persistente. In questo contesto, è probabile che le aspettative sui tassi e i rendimenti reali aumentino: le previsioni sui fed fund, ad esempio, sono già salite di 30 pb nell’ultima settimana e potrebbero non fermarsi. Man mano che i mercati adegueranno le loro previsioni sui tassi, le azioni tecnologiche potrebbero subire maggiori pressioni.
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