Quali sono e saranno le conseguenze della pandemia di Covid-19 per il settore agroalimentare? E quali le ripercussioni sulla transizione verso una maggiore sostenibilità nella produzione e nel consumo di cibo? Agne Rackauskaite, co-gestore di portafoglio della strategia alimentare sostenibile di Impax Asset Management, illustra agli investitori le sue prospettive post-pandemia.
Ascolta il podcast con Agne o leggi l’articolo a seguire:
L’impatto del Covid-19 sulle abitudini dei consumatori
Finora è stata osservata un’accelerazione di tendenze già in corso. I consumatori sono diventati molto più consapevoli del nesso che intercorre fra alimentazione e salute. In alcuni casi questa presa di coscienza riguarda soprattutto il collegamento fra obesità e disturbi sanitari legati al Covid-19.
Uno dei cambiamenti più evidenti è il rapido abbandono dei cibi molto elaborati a favore di opzioni più naturali. Inoltre, se in passato i consumatori si lasciavano influenzare per lo più dai prezzi e dal potere dei marchi, l’attenzione si sta ora concentrando sui generi alimentari veri e propri: ingredienti, processi produttivi e origini.
Maggiore consapevolezza dei disturbi di salute legati all’alimentazione
In altre parole, la pandemia ha accelerato i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, facendo lievitare la domanda di alimenti più sani. La categoria dei cibi naturali – che include snack più salutari come barrette di frutta e cereali o alghe croccanti – dovrebbe continuare ad espandersi a livello globale a tassi annuali compositi del 7-9%, sottraendo via via quote di mercato agli alimenti lavorati.
La pandemia ha inoltre aumentato la consapevolezza riguardo all’importanza del sistema immunitario, imprimendo così un forte slancio alla vendita di prodotti nutrizionali, come gli integratori probiotici (lieviti e/o batteri presenti per natura nell’organismo).
Pur intravedendo numerose opportunità d’investimento, protagoniste indiscusse sono attualmente le aziende di ingredienti speciali, in grado di soddisfare la forte domanda di cibi più funzionali, collaborando con i produttori per riformulare gli alimenti (ad esempio riducendo il contenuto di sale e zucchero), senza rinunciare al gusto. Le prospettive d’investimento migliori riguardano le aziende che si occupano di ingredienti biologici, additivi dietetici e nutrizionali, aromi, coloranti, emulsionanti, colture ed enzimi.
In un’ottica di più lungo termine, ovvero quando la pandemia di COVID-19 sarà finalmente superata, ci aspettiamo che questi cambiamenti positivi divengano permanenti e che la domanda si stabilizzi a livelli elevati, soprattutto dal momento che questa tendenza sembra coinvolgere un gruppo sempre più ampio di consumatori.
La digitalizzazione al servizio del consumo alimentare
L’impennata dell’e-commerce ha sicuramente esercitato un forte impatto sul consumo alimentare. Finora lo shopping online è stato accompagnato da un incremento del numero di articoli a fronte di una minore frequenza di acquisto. I consumatori preferiscono rifornirsi nei negozi più vicini a casa.
Ancora una volta l’attenzione non si concentra tanto sul prezzo e sui marchi, quanto più sugli alimenti stessi: i consumatori vogliono sapere da dove provengono e cosa contengono. In tal senso, la digitalizzazione fornisce loro gli strumenti per accedere alle analisi e valutare la qualità dell’offerta. I produttori di generi alimentari hanno risposto di conseguenza.
Boom degli alimenti vegetali
Un altro cambiamento significativo è il passaggio alle diete di origine vegetale. Sempre più consumatori decidono di evitare i cibi a base di carne e i prodotti caseari dannosi per l’ambiente e di sostituirli con alternative vegetali.
La diffusione delle diete flexitariane – che implicano il consumo di meno carne e più cibi di origine vegetale – è ascrivibile alle crescenti preoccupazioni per le questioni ambientali, sanitarie e legate al benessere degli animali. Le alternative alla carne stanno prendendo rapidamente piede, con la vendita di prodotti a base vegetale destinata ad aumentare in maniera significativa nel prossimo decennio. Ci aspettiamo che la crescita di questo segmento superi di gran lunga quella delle carni tradizionali, proprio come avvenuto per le bevande di origine vegetale, che stanno pian piano soppiantando il latte liquido.
Basti pensare che le carni di origine vegetale rappresentavano fino a pochi anni fa una nicchia di mercato al servizio di soli vegetariani e vegani. C’era poca innovazione e la qualità era francamente scarsa.
Oggi questi alimenti si stanno trasformando in un segmento di punta per i seguenti motivi:
- I consumatori sono sempre più consapevoli degli impatti ambientali e sanitari del consumo di carne.
- Con l’ampliamento del mercato, anche lo sviluppo dei prodotti cresce. Ora c’è una gamma molto più ampia di cibi gustosi con profili nutrizionali migliori.
- A contribuire alla diffusione della carne di origine vegetale è stata anche la rivoluzione strategica avvenuta un paio di anni fa nelle attività promozionali in negozio. Invece di restare confinate tra i surgelati e le specialità a lenta rotazione, le carni di origine vegetale sono state spostate nel banco freschi, il che ne ha migliorato il profilo e garantito una maggiore visibilità fra i consumatori.
Largo al take away…
Un ultimo cambiamento nelle abitudini dei consumatori, che a nostro avviso si rivelerà permanente anche nel mondo post-pandemia, è la tendenza sempre più frequente a cucinare e intrattenersi a casa – un trend verosimilmente incentivato dal passaggio a forme di lavoro flessibili.
Il Covid-19 e l’impatto sulle catene di fornitura alimentare
La pandemia ha messo a nudo la vera debolezza di molti anelli della catena di fornitura. All’inizio le interruzioni maggiori hanno riguardato i prodotti agricoli, in parte a causa della chiusura dei confini nazionali. In futuro lo sviluppo di una serie di pratiche e tecnologie dovrebbe contribuire a ridurre gli input necessari a produrre cibo.
Un’altra drastica interruzione su ampia scala, osservata lo scorso aprile e maggio, ha riguardato le forniture di carne durante la pandemia, quando gli stabilimenti di confezionamento si sono spesso trasformati in focolai di coronavirus. Per quanto il problema fosse globale, in nessun altro luogo è stato più evidente che negli USA, dove il consolidamento ha messo in luce tutta la vulnerabilità del settore a questo tipo di difficoltà.
Ad incoraggiare sono stati altri segmenti della catena di approvvigionamento alimentare, dimostratisi molto resilienti. Per garantire cibo sufficiente sugli scaffali, i negozi alimentari hanno reagito con largo anticipo, chiedendo ai fornitori di ridurre la gamma di prodotti e concentrarsi sulle consegne di una rosa selezionata di articoli chiave. Ad esempio, invece di proporre dieci tipi diversi di succo d’arancia, ne offrivano solo uno o due, con confezioni standardizzate. Per il bene delle forniture, le aziende hanno rinunciato anche all’innovazione.
In prospettiva futura, ci aspettiamo qualche cambiamento significativo. La resilienza delle catene di approvvigionamento sarà irrinunciabile. La pandemia ha dimostrato i vantaggi di un investimento in imprese integrate verticalmente, in grado di controllare meglio le proprie catene logistiche.
Le stesse linee di fornitura potrebbero diventare più localizzate e potremmo assistere a più investimenti nell’agricoltura ad ambiente controllato, specialmente nei paesi che dipendono fortemente dalle importazioni di cibo.
Un’altra priorità consisterà nel ridurre lo spreco di cibo in tutti gli ambiti della catena del valore alimentare, compresi trasporto e stoccaggio. A questo scopo, prolungare la durata di conservazione degli alimenti deperibili può esercitare un impatto sostanziale sulla riduzione degli sprechi, a tutto vantaggio delle aziende che producono conservanti naturali, come l’acido lattico.
Sfide a breve termine per gli investitori
Nel breve termine le sfide maggiori provengono dalle pressioni inflazionistiche. In tutto il settore alimentare – dal campo alla tavola – si registrano incrementi dei prezzi per le materie prime, la manodopera, il trasporto e l’imballaggio – un problema segnalato da svariati stakeholder lungo l’intera catena del valore.
E mentre all’apice della catena l’aumento dei prezzi alimentari può risultare positivo per i produttori, non è altrettanto scontato che le aziende a valle riescano a mantenere i margini lordi a fronte di un incremento dei costi.
Come investitori, crediamo che il modo migliore per navigare in questo ambiente sia allocare il capitale lungo l’intera catena del valore e diversificare il rischio. Ecco perché cerchiamo modelli di business molto integrati e aziende capaci di mantenere i margini trasferendo l’onere di un aumento dei costi.