In base agli ultimi sondaggi, l’esito più probabile delle elezioni francesi del 7 luglio è un parlamento senza maggioranza assoluta, con un governo di minoranza guidato dal partito di estrema destra Rassemblement National (RN), con un conseguente aumento del rischio di impasse politica.
Verso un parlamento “in stallo” in Francia?
Al momento, i sondaggi indicano come risultato più probabile delle elezioni un cosiddetto “hung parliament” (parlamento in stallo), con il RN che diventerà il principale partito in parlamento, anche se senza maggioranza (si veda Grafico 1).
Alla luce degli ultimi sondaggi, gli analisti politici sono dell’idea che l’ultimo turno di votazioni metterà probabilmente gli elettori di fronte a una scelta tra l’alleanza di sinistra (Nouveau Front Populaire – NFP) e il Rassemblement National, con un numero insufficiente di partiti centristi più moderati che nel primo turno non riusciranno ad ottenere abbastanza voti per passare al ballottaggio (per accedere alla votazione del 7 luglio, i candidati devono raggiungere una soglia del 12,5% degli elettori registrati).
L’alleanza centrista Ensemble pour la République (Ensemble) del Presidente Macron è attualmente in forte ritardo rispetto ai rivali di estrema destra e di sinistra in vista del voto del 30 giugno.

Con la possibile prospettiva di un “hung parliament”, il Presidente Macron potrebbe nominare come primo ministro Jordan Bardella, leader del RN. Tuttavia, Bardella ha già dichiarato di non voler accettare questo ruolo se il RN non otterrà la maggioranza. Il rischio è che qualsiasi primo ministro, il cui partito o coalizione di partiti non detenga una chiara maggioranza, sia vulnerabile a una rapida destituzione per mezzo di un voto di sfiducia.
Uno scenario alternativo prevede che il RN riesca a formare una maggioranza, aggiudicandosi il sostegno dei parlamentari di centro-destra. Un tale esito ridurrebbe sì l’incertezza politica, ma porterebbe a una scomoda coabitazione tra il Presidente Macron e tale maggioranza.
L’estrema destra ha presentato la sua piattaforma economica
Il 24 giugno, Bardella ha presentato ai media i principali impegni economici del partito.
Come spiegato da Bardella, il RN intende riportare il rapporto deficit/PIL della Francia al 3% entro il 2027. Questa dichiarazione ha fatto eco a un’intervista rilasciata di recente al potenziale candidato al Ministero delle Finanze, Jean-Philippe Tanguy.
Bardella però non ha spiegato i passaggi esatti per raggiungere questo obiettivo.
Politica fiscale espansiva?
Sia il RN che il partito di sinistra NFP sono a favore di politiche fiscali espansive che difficilmente saranno in linea con l’approccio che i mercati finanziari potrebbe considerare accettabile, dato l’attuale livello del debito della Francia (il 18 giugno la Commissione europea ha avviato una procedura per deficit eccessivo contro sette Stati membri dell’Unione europea, tra cui la Francia).

Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, ha definito “fiscalmente irresponsabili” sia i piani del PNF che quelli del RN (Financial Times del 24 giugno).
Prevale la cautela
In assenza di notizie di rilievo durante il fine settimana del 22/23 giugno, il 25 giugno i mercati sono tornati a mostrare una certa propensione al rischio per tutti gli asset. Il risultato è stato una parziale inversione della tendenza risk-off che aveva influenzato i prezzi la scorsa settimana.
Il differenziale chiave delle Obligations assimilables du Trésor (OAT), ovvero i titoli di Stato francesi a 10 anni, rispetto ai Bund tedeschi si è chiuso il 24 giugno con una contrazione di circa 3 punti base (pb), stabilizzandosi intorno ai 76 pb (rispetto a venerdì, quando lo spread ha chiuso a poco meno di 80 pb). Nello stesso giorno, l’asset swap OAT a 10 anni si è contratto di circa 3 pb (ma rimane più ampio di circa 11 pb dall’annuncio delle elezioni anticipate).
Le azioni francesi e l’indice bancario Euro Stoxx sembrano destinati a rimanere volatili in vista delle elezioni.
In questa fase, i nostri team di investimento rimangono cauti e stanno riducendo le posizioni di rischio. I prossimi giorni confermeranno probabilmente il vecchio adagio secondo cui in politica una settimana è un tempo lungo.
A nostro avviso, la ripresa ciclica della Francia dovrebbe continuare, ma la crescita economica potrebbe rallentare. Il 21 giugno, le aziende francesi hanno registrato il maggior calo di nuovi ordini dall’inizio dell’anno, con l’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) sceso da 48,9 a 48,2 – parrebbe in parte proprio a causa della preoccupazione per le elezioni.
Il recente inasprimento delle condizioni finanziarie in Francia potrebbe superare il sostegno derivante da qualsiasi politica fiscale di stimolo. C’è il rischio che un minore impulso alle riforme strutturali ostacoli la crescita potenziale del PIL e aggravi le sfide fiscali.
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