Senza alcuna prospettiva di rallentamento della politica monetaria sulle due sponde dell’Atlantico, i mercati azionari e obbligazionari sono rimasti volatili. L’entità della ripresa dei tassi d’interesse reali è stata tale da spingerli a livelli potenzialmente allettanti per gli investitori con una visione di lungo termine.
Gli ultimi dati economici statunitensi – tra cui il rapporto sull’occupazione di settembre e in particolare gli ultimi numeri sull’inflazione dei prezzi al consumo (CPI) – non hanno fatto nulla per suggerire che la Federal Reserve statunitense si discosterà dal suo obiettivo di aumentare rapidamente i tassi di riferimento a un livello restrittivo.
Non solo l’inflazione core statunitense (cioè esclusi generi alimentari ed energia) ha superato le aspettative, attestandosi a +0,6% a settembre, ma una confluenza di sviluppi inflazionistici – tra cui le preoccupazioni dei funzionari della Fed per i cicli di retroazione salari-prezzi, le nuove interruzioni delle catene di fornitura e i tagli alla produzione petrolifera dell’OPEC+ – finirà probabilmente per rafforzare l’approccio aggressivo dei responsabili delle politiche e li incoraggerà a proseguire a tutto gas l’attuale ciclo di rialzo dei tassi.
Inoltre, gli ultimi dati dell’Università del Michigan e della Fed di New York hanno mostrato un aumento delle aspettative di inflazione. Qualunque accenno di smorzamento di tali stime consoliderà verosimilmente la posizione aggressiva della Fed.
Anche l’Europa recupera terreno
Sembra che il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) stia convergendo verso un aumento dei tassi di riferimento di 75 pb alla riunione del 27 ottobre e il nostro team macroeconomico prevede un ulteriore incremento di 75 pb anche a dicembre.
È probabile che la prossima settimana la BCE prenda una decisione su alcuni aspetti del quadro operativo, come ad esempio una modifica che riguarda direttamente i prestiti ultra-economici erogati dalla BCE nell’ambito delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO), piuttosto che un meccanismo di tiering più convenzionale.
Non ci aspettiamo invece alter decisioni sul quantitative tightening, anche se la conferenza stampa successiva all’incontro potrebbe rivelare qualche dettaglio in più sul calendario ipotizzato dal Consiglio.
Come la Fed, anche la BCE sta cercando di portare i tassi d’interesse in territorio restrittivo, ovvero oltre il livello del 2%, che la maggior parte dei funzionari considera “neutrale”. Non si esclude quindi un’accelerazione del percorso di inasprimento. Nel complesso, ci aspettiamo che il tasso terminale del 3% venga raggiunto nel primo trimestre del 2023, mentre è poco plausibile che il quantitative tightening comincerà prima del conseguimento di tale livello, anche se i “falchi” potrebbero spingere per un inizio anticipato.
La Commissione Europea ha presentato le sue nuove proposte di emergenza che saranno potenzialmente adottate al vertice del 20-21 ottobre.
Ecco di cosa si tratta:
- Sviluppare un meccanismo di acquisto del gas condiviso a livello comunitario
- Creare regole di solidarietà predefinite nell’UE che vadano al di là degli Stati membri
- Costruire un parametro di riferimento alternativo per il prezzo del gas naturale liquefatto (GNL) entro marzo 2023
- Introdurre un tetto massimo di prezzo dinamico sui futures del TTF (Title Transfer Facility) olandese come misura di ultima istanza
- Riallocare i fondi del Cohesion Policy Framework dell’UE (fino a 40 miliardi di euro) agli Stati membri.
Nessun cambiamento alla strategia anti-Covid della Cina
I primi risultati del 20° Congresso del Partito cinese sono stati contrastanti e hanno riservato poche sorprese positive, con la leadership che ha riaffermato la priorità dello sviluppo economico.
Ci sono state poche novità anche sul fronte della politica “zero Covid”. Questa strategia – rispondere con blocchi a qualsiasi focolaio nel tentativo di fermare la diffusione del coronavirus – rimane una questione critica per molti investitori.
Questa settimana le autorità di Pechino hanno intensificato le misure per fermare il Covid, rafforzando i controlli pubblici e imponendo lockdown abitativi dopo la recrudescenza dei casi nelle ultime settimane. Un eventuale peggioramento significativo della situazione peserà sul sentiment sia dei mercati finanziari cinesi che dell’economia globale.
Proseguono le turbolenze nel Regno Unito
Gli asset del Regno Unito restano sotto i riflettori dopo i commenti del nuovo Cancelliere dello Scacchiere, che ha suggerito un approccio del tipo “whatever it takes” per ripristinare la fiducia del mercato. La sterlina si è risollevata con l’inversione di rotta del Cancelliere sulla politica fiscale, ma le sfide fondamentali permangono.
Le prospettive restano fosche, la politica ha perso di credibilità, l’incertezza è alle stelle, le operazioni di acquisto di obbligazioni da parte della Bank of England sono terminate e la banca centrale continuerà probabilmente ad aumentare i tassi in un contesto economico fiacco, a fronte di un considerevole deficit delle partite correnti da finanziare.
Ad ogni modo, almeno per ora, l’inversione del sentiment ha aiutato sia la duration che gli asset rischiosi.
Rendimenti reali prossimi a livelli allettanti
I rendimenti reali statunitensi sono notevolmente aumentati (si veda Grafico 1), raggiungendo livelli che potenzialmente interessanti per gli investitori con un approccio di lungo periodo.
In queste circostanze, il nostro team di gestione del portafoglio multi-asset è propenso ad assumere un certo rischio legato ai tassi d’interesse. Sebbene non si possano escludere ulteriori rialzi dei tassi reali, il team ritiene che siano ora a un livello tale da costituire una buona opportunità di ingresso nel mercato.
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