La scienza sta facendo passi da gigante, ma la pandemia non è ancora stata sconfitta
Ed ecco il vaccino numero 3…
Per la terza settimana consecutiva e per la gioia dei mercati, un laboratorio farmaceutico ha annunciato esiti positivi dalle sue sperimentazioni cliniche. Nello specifico, a sortire risultati molto promettenti sarebbe stato un nuovo vaccino contro il Covid-19 che, a differenza degli altri due candidati, utilizza tecniche convenzionali. Per questo sarebbe più economico da produrre – aspetto potenzialmente cruciale, soprattuto per le campagne di vaccinazione nei mercati emergenti – e più semplice da conservare.
La scorsa settimana avevamo sottolineato come in relazione a questi vaccini esistano ancora non poche incertezze, visto che per adesso non ci sono state pubblicazioni scientifiche al riguardo. Le ultime notizie, però, lasciano ben sperare. Sia l’Agenzia europea per i medicinali che la Food and Drug Administration statunitense hanno già fatto sapere che velocizzeranno le loro procedure, fermo restando che il verdetto finale rimarrà ovviamente prerogativa dei rispettivi scienziati.
Diversi governi hanno lasciato intendere che le vaccinazioni potrebbero iniziare alla fine di quest’anno. Dal punto di vista di un investitore, possiamo dire che un vaccino efficace sarà disponibile in un arco di tempo ragionevole.
…in vista dell’ondata numero 3?
Queste speranze ci hanno fatto quasi dimenticare come le curve di contagio in Europa abbiano iniziato appena a invertire la rotta, dopo il rafforzamento delle misure di distanziamento sociale a ottobre. I dati negli Stati Uniti sono preoccupanti (con 266.000 decessi registrati il 25 novembre), non da ultimo per l’ormai imminente giovedì di festa per il Giorno del Ringraziamento, che implica per tradizione molti spostamenti in tutto il paese. Le celebrazioni in famiglia potrebbero intensificare l’epidemia in un momento in cui la crescita esponenziale dell’attuale ondata non si è ancora interrotta.
Le autorità di salute pubblica e i governi europei si muovono con prudenza e, per quanto le curve in alcuni paesi si stiano appiattendo, non intendono cantare vittoria. In Francia, ad esempio, il Presidente Macron ha annunciato una possibile revoca graduale delle misure restrittive nell’ambito di un piano di fase tre, che dipenderà comunque dallo sviluppo della pandemia. I lockdown rimarranno in vigore per alcuni settori, nella fattispecie bar e ristoranti, che resteranno chiusi fino al 20 gennaio. In questo contesto, sono stati annunciati anche nuovi pacchetti di sostegno.
Negli USA, il neo-eletto presidente Biden ha fatto appello affinché si elabori al più presto un programma per combattere il coronavirus. I portavoce di Democratici e Repubblicani al Congresso sono pronti a riprendere le discussioni su un pacchetto fiscale a sostegno dell’economia. Ad ogni modo, tali misure potrebbero non riscuotere grande successo prima del ballottaggio per i due seggi al Senato il prossimo 5 gennaio. Per il momento, il partito democratico occupa 48 seggi, a fronte dei 50 del partito repubblicano.
Formazione del governo
I mercati si sono concentrati sulle notizie politiche negli USA, dove gli ultimi sviluppi hanno incentivato gli asset rischiosi. Sebbene Donald Trump non abbia ancora ammesso ufficialmente la sua sconfitta, ha infine acconsentito al passaggio del testimone all’amministrazione di Joe Biden. Al contempo, un tribunale dopo l’altro ha respinto le azioni legali di Trump su presunti brogli elettorali.
C’è un nome nell’elenco del possibile staff Biden che ha attirato l’attenzione e suscitato entusiasmo nei mercati: quello di Janet Yellen. Governatore della Federal Reserve statunitense dal 2014 al 2018, la Yellen è in lizza per la carica di Segretario al Tesoro.
Oltre ad essere la prima donna a rivestire questo incarico, altrettanto importante è la sua qualifica di economista di alto profilo. La sua ispirazione teorica alla Nuova macroeconomia keynesiana e la sua ricerca sul mercato del lavoro sarebbero un connubio perfetto per affrontare i profondi squilibri causati dall’emergenza sanitaria. Il tutto a fronte di misure fiscali ben calibrate.
Gli effetti della seconda ondata sull’economia
Come prevedibile, le conseguenze di un altro ciclo di misure più o meno restrittive in Europa sono già ben visibili nei sondaggi aziendali: i PMI flash (indici dei responsabili degli acquisti) di novembre sono drasticamente calati.
Nell’Eurozona, il PMI composito ha registrato il terzo crollo consecutivo, scivolando al livello minimo degli ultimi sei mesi: 45,1.
La discreta resilienza dimostrata dal settore manifatturiero, soprattutto in Germania, non è bastata a compensare la forte contrazione causata dai lockdown nel settore dei servizi, specialmente in Francia. E così, l’indice dei servizi per l’Eurozona in generale è sceso al livello minimo dalla crisi finanziaria globale (41,3).
Ad ogni modo c’è anche qualche notizia positiva: l’indice manifatturiero tedesco ha subito una perdita solo marginale, restando sopra la soglia del 50 – un risultato rassicurante, soprattutto per l’attività nei segmenti emergenti. Sempre in Germania, il calo dell’indice sulla fiducia delle aziende – l’IFO – è stato più limitato del previsto (da 92,5 a 90,7), mentre negli Stati Uniti l’attività manifatturiera e dei servizi ha continuato a crescere. Il PMI composito ha quindi toccato un nuovo record da marzo 2015. Ciononostante, il calo della fiducia dei consumatori statunitensi a novembre riflette le preoccupazioni sulle prospettive future, che potrebbero compromettere i comportamenti di spesa.

La recrudescenza della pandemia in autunno e le misure adottate per arginare i contagi dovrebbero tradursi in una contrazione del PIL per il 4° trimestre in Europa e, probabilmente, per il 1° trimestre del nuovo anno negli USA.
I mercati sono troppo ottimisti a breve termine?
Il 24 novembre, l’indice Dow Jones è salito oltre i 30.000 punti, avvicinandosi a un nuovo massimo storico. Anche il più ampio S&P 500 ha registrato una crescita da record, guadagnando il +11,2% dall’inizio del mese e il +12,5% per l’intero anno. In Europa, la performance mensile è stata addirittura più brillante. A livello globale, le azioni si sono riprese del +12,6%, come dimostrato dall’indice MSCI AC World (in USD).
Le buone notizie sul fronte dei vaccini dovrebbero incentivare una ripresa ciclica nel 2021 e questo è uno dei motivi dell’ascesa del mercato azionario. Noi restiamo ottimisti nei confronti degli asset rischiosi in un’ottica di medio termine.
A stretto giro, invece, la recrudescenza del virus pone dei rischi all’attività economica, che attualmente non si riflettono nelle valutazioni azionarie, soprattutto negli USA. Ad ogni modo, le principali banche centrali sembrano intenzionate a intensificare i propri sforzi per sostenere la crescita e l’occupazione a dicembre, tanto da aver già specificato che i progressi nella ricerca dei vaccini non influenzeranno il loro approccio nel prossimo futuro.
Riteniamo dunque che questo elemento di sostegno cruciale all’economia reale e ai mercati finanziari sia destinato a permanere, pur assumendo una nuova dimensione nel 2021, visto che ogni ambizioso piano di stimolo fiscale ha comunque bisogno di essere finanziato.