Il rafforzamento dei dati economici viene ora interpretato come il segnale di un imminente picco della crescita. Questa visione si riflette nell’ulteriore calo dei tassi d’interesse statunitensi.
Covid-19: immunità di gregge in vista?
I nuovi casi di Covid-19 a livello mondiale sono aumentati e si attestano ora a quota 390.000 al giorno. La recrudescenza registrata in Europa, Asia e Africa compensa il calo in Sud America. In Europa, oltre un terzo dei nuovi contagi giornalieri proviene dal Regno Unito – un incremento dovuto alla diffusione della variante Delta fra i più giovani non ancora vaccinati o che hanno ricevuto solo la prima dose.
La scienza dimostra che i vaccini limitano la gravità dei sintomi e che finora l’aumento dei nuovi casi in Gran Bretagna non ha provocato un incremento sostanziale dei ricoveri ospedalieri.
In base all’attuale ritmo delle vaccinazioni, la maggior parte dei paesi europei dovrebbe raggiungere entro fine settembre una copertura coerente con l’immunità di gregge.
Ultime novità dalla Federal Reserve
I verbali della riunione del FOMC di giugno dovrebbero fornire informazioni dettagliate sull’inizio delle discussioni del comitato per le politiche riguardo a una riduzione degli acquisti di asset da parte della banca centrale. Inoltre dovrebbero spiegare meglio la posizione del comitato sulle prospettive economiche, che ha determinato un cambiamento di rotta e toni più aggressivi nelle stime sui tassi d’interesse elaborate dai suoi membri.
Il mercato si aspetta inoltre un chiarimento delle dichiarazioni del Presidente della Fed Jay Powell, secondo cui il “tapering” sarebbe stato un tema chiave nell’agenda del comitato il mese scorso.
Pur avendo ribadito che una vera e propria riduzione degli acquisti non è imminente e avendo promesso un certo preavviso, Powell ha anche affermato che la Fed inizierà a rivedere l’avanzamento della ripresa economica riunione dopo riunione.
Il prossimo incontro del FOMC è fissato per il 27-28 luglio.
Situazione occupazionale negli USA
Negli Stati Uniti i posti di lavoro non agricoli sono aumentati di 850.000 unità a giugno, superando le aspettative di consenso. Tuttavia, i dettagli della relazione sono stati meno incoraggianti e lasciano intendere un’offerta di manodopera limitata. La stessa situazione è emersa dai risultati dell’ultimo sondaggio ISM per il settore dei servizi.
L’aumento degli impieghi non agricoli è ascrivibile per lo più alle assunzioni nel sistema scolastico locale e statale, dove i nuovi posti di lavoro sono stati ben 230.000. Nel settore privato, invece, il dato scende a una quota più moderata di 662.000 unità, concentrate ancora una volta nei settori favoriti dalle riaperture, come tempo libero e ospitalità e commercio al dettaglio.
Nel prosieguo dell’anno si prevede un ulteriore calo dell’offerta. In teoria riteniamo che la Fed sia sulla buona strada per avviare una discussione dettagliata sul tapering al vertice di luglio, seguita da una comunicazione formale a settembre, dall’annuncio vero e proprio a dicembre e dalla relativa implementazione a partire da gennaio.
Nel frattempo, nell’Eurozona…
In Europa, gli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) di giugno hanno confermato la ripresa dell’attività nella zona euro e nel Regno Unito, sostenendo le prospettive di una solida crescita del PIL nei mesi estivi. Un miglioramento è stato osservato anche nei PMI dei servizi, che beneficiano della riapertura del settore grazie al successo delle campagne vaccinali in tutta Europa.
Su una nota incoraggiante, la produzione manifatturiera si conferma a livelli elevati, nonostante le continue interruzioni alle catene di approvvigionamento. Per l’Eurozona si delinea così un quadro generale di economia in pieno slancio, con una rapida ripresa della domanda a fronte di un’offerta ancora limitata. Queste dinamiche alimentano le pressioni inflazionistiche, che potrebbero durare più a lungo del previsto.
Nuova strategia della BCE
La Banca Centrale Europea si incontrerà anche questa settimana per discutere di una nuova strategia. L’obiettivo della riunione è concordare una revisione ed eventualmente annunciare in via ufficiale l’accordo raggiunto. Se dovesse effettivamente esserci un comunicato, sarà certamente di alto profilo.
Un accordo questa settimana, infatti, aumenterebbe le probabilità di un cambiamento anticipato alla forward guidance, probabilmente già in occasione del vertice del consiglio direttivo il 22 luglio. Un’eventuale modifica dell’approccio della BCE si tradurrebbe in un prolungamento della politica monetaria accomodante. Nello specifico, la banca centrale potrebbe dirsi pronta a tollerare un superamento del target d’inflazione.
Ulteriore calo dei tassi d’interesse
Da inizio giugno, la curva dei rendimenti statunitense si è appiattita (ovvero il divario fra i rendimenti delle obbligazioni a più lunga e quelle a più corta scadenza si è ridotto), mentre i rendimenti obbligazionari veri e propri sono fortemente calati. Questo andamento esercita un impatto diretto sulle aspettative del mercato riguardo al calo dell’inflazione e a un’economia che forse non è poi così solida da giustificare un aumento dei tassi di riferimento.
I rendimenti reali statunitensi (rettificati per l’inflazione) sono probabilmente l’unico indicatore incoraggiante dello “stato di salute” finanziario. In base ai Treasury decennali, sono tornati quasi esattamente al -1% – un livello mai visto prima della seconda metà del 2020. L’impennata dei rendimenti reali osservata lo scorso febbraio è stata quasi totalmente annullata.
Questa settimana, il rendimento sul Treasury decennale di riferimento è calato dello 0,02% all’1,35% segnando un minimo in quattro mesi. Il rendimento della sua controparte tra i Bund tedeschi è sceso dello stesso tasso, a -0,28% toccando il fondo da metà aprile.
A marzo, il rendimento dei Treasury decennali si era avvicinato all’1,8% poiché il prezzo del debito era drasticamente calato per il timore che la Fed potesse reagire a una rapida ripresa dell’economia nazionale e all’aumento dell’inflazione con una serie di interventi di rialzo dei tassi.
Queste paure sono ora rientrate, non da ultimo per il fatto che la crescita del PIL statunitense – stimata ad un tasso annualizzato di almeno il 9% nel secondo trimestre – sembra destinata a raggiungere il picco massimo per poi cedere il passo a un rallentamento del ciclo economico.
Ad allentare le preoccupazioni sull’inflazione è stato anche l’annuncio del Presidente Joe Biden di voler ridurre di oltre la metà a $1.000 miliardi il costo del suo pacchetto di stimoli infrastrutturali.

Le prospettive
Luglio è stagionalmente un mese positivo per gli asset rischiosi, anche perché la volatilità nelle classi di attivi tende a diminuire. Lo stesso si può dire per la volatilità dei tassi d’interesse a breve termine, dato che sarà alquanto improbabile ricevere grosse sorprese dalle principali banche centrali prima del vertice annuale della Fed a Jackson Hole (quest’anno organizzato in presenza), in programma per il 26-28 agosto.
Sebbene i mercati siano in un certo senso “ipercomprati” (soprattutto le azioni statunitensi) e il posizionamento ai massimi ciclici, le attuali condizioni economiche e di mercato sono ancora compatibili con un panorama costruttivo e una discreta propensione al rischio durante l’estate. Considerate le valutazioni più convenienti, riteniamo che le azioni europee abbiano un buon potenziale di rialzo.
Nei mercati del credito, i fondamentali hanno continuato a migliorare, ma le valutazioni appaiono ora piuttosto costose, soprattutto nel segmento investment grade. Nell’attuale contesto di aumento dei rendimenti, i prestiti high yield e con effetto leva ci sembrano più interessanti perché promettono un reddito maggiore a fronte di una durata inferiore.
Da un punto di vista stagionale, però, i mercati del credito dovrebbero sovraperformare a luglio.
A nostro avviso, le prospettive rimangono positive per gli asset rischiosi, che dovrebbero beneficiare delle riaperture economiche, della ripresa economica e di politiche ancora accomodanti.