Weekly investment update – Questa volta è diverso?

Il forte rally azionario di fine anno è continuato anche nelle prime settimane del 2021. Gli investitori stanno riesaminando le valutazioni degli asset rischiosi, ora che la diffusione di varianti mutate del Covid-19 e le difficoltà logistiche nella produzione e distribuzione dei vaccini minacciano di ritardare la ripresa economica. Noi abbiamo adottato un’allocazione neutrale alle azioni e attendiamo punti di ingresso al mercato più favorevoli.

Dov’è la via d’uscita?

Il presupposto più importante per l’andamento dell’economia nel 2021 è la capacità delle autorità di affrontare l’emergenza del Covid-19. La scorsa settimana è stato ulteriormente confermato che tre varianti mutate del virus si stanno diffondendo in Europa, il che ha costretto i governi a imporre o prolungare le restrizioni sociali. Questi nuovi blocchi alla mobilità vanno ad aggiungersi all’evidente difficoltà dei produttori dei vaccini a distribuire tutte le dosi programmate, alimentando le preoccupazioni dei mercati riguardo a una ripresa economica più fiacca o tardiva.

L’impatto economico dei nuovi lockdown

Nell’aggiornare le sue previsioni, il Fondo Monetario Internazionale ha diviso le prospettive economiche mondiali in tre grandi gruppi:

  • China e USA, che secondo il FMI recupereranno rapidamente la maggior parte del terreno perso durante la crisi del Covid-19. La Cina, ad esempio, è riuscita a contenere con successo la pandemia. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno fatto più fatica a gestire il virus che, nonostante un certo rallentamento, continua a diffondersi a ritmo serrato. Ciononostante, il nuovo governo intende offrire più stimoli fiscali di qualunque altro paese al mondo: un approccio decisivo che è valso agli USA il plauso del FMI.
  • Altri paesi sviluppati, che rappresentano la fascia di mezzo, interessata da una contrazione economica più profonda e da percorsi di ripresa più lenti. La situazione qui potrebbe migliorare con un maggiore sostegno politico. In questo gruppo rientra, ad esempio, la Germania, dove si prevede che il ministro dell’economia correggerà le stime di crescita per il 2021 dal 4,4% al 3%.
  • Economie emergenti, ad eccezione della Cina. Secondo il FMI, questi paesi sono stati i più colpiti dalla crisi e risentiranno più a lungo dei suoi danni. Gli sforzi per contenere il virus non sono stati così efficaci come in Cina. Particolarmente penalizzati sono stati i paesi esportatori di petrolio e le economie basate sul turismo.

I dati sulla crescita del PIL statunitense nel 4° trimestre del 2020 saranno pubblicati questa settimana: le stime di consensus suggeriscono un’espansione del 3,3% (tasso annuale rettificato per stagione) rispetto al trimestre precedente.

Secondo i sondaggi più frequenti, le restrizioni contro il Covid-19 negli USA potrebbero indebolire la ripresa nel prossimo futuro e la crescita potrebbe verosimilmente toccare il fondo nel 1° trimestre del 2021.

Come pressoché ovunque, è chiaro che i rischi posti al PIL del 1° trimestre giocano a sfavore anche degli USA, considerata la gravità della nuova ondata di coronavirus e la possibilità di lockdown ancora più rigidi e duraturi o di ritardi nella distribuzione dei vaccini.

Buone previsioni sugli utili di Stati Uniti ed Europa

Negli Stati Uniti, è fissata per questa settimana la riunione del Federal Open Markets Committee (FOMC), che dovrebbe confermare il suo impegno per una politica monetaria accomodante e mettere a tacere le speculazioni riguardo a una riduzione del supporto fornito dalla banca centrale o a un aumento dei tassi prima del 2023.

I rischi più imminenti per le prospettive e le cicatrici economiche a lungo termine stanno smorzando la probabilità di un “taper tantrum” già quest’anno. Bisognerà aspettare il 2022, o forse l’inizio del 2023, perché le autorità politiche riacquistino abbastanza fiducia in un “ulteriore progresso sostanziale” dell’economia verso il duplice mandato della Federal Reserve e decidano quindi di aumentare i tassi.

La scorsa settimana, la Banca Centrale Europea ha ribadito l’importanza di mantenere condizioni di finanziamento convenienti. Il messaggio della BCE è chiaro: le sue politiche faranno in modo che le condizioni di credito rimangano favorevoli. Considerati i rischi di correzione dell’outlook economico, sarà difficile che il Consiglio direttivo della BCE decida di modificare in modo sostanziale il suo approccio.

Negli Stati Uniti, sembra che i Repubblicani stiano opponendo sempre più resistenza alla proposta del Presidente Biden di implementare un pacchetto di aiuti per la ripresa da 1.900 miliardi di dollari ed è quindi possibile che l’importo verrà ridotto a circa 1.000 miliardi. Quanto alle tempistiche, questo nuovo round di incentivi entrerà probabilmente a regime a metà marzo, nonostante i negoziati al Senato riguardo alle procedure operative e l’imminente processo di impeachment contro l’ex presidente repubblicano Donald Trump.

Per quanto riguarda gli utili del 4° trimestre 2020, le prime relazioni pubblicate negli USA lasciano intendere un costante predominio del settore tecnologico, visto il cambiamento ai modelli di spesa e consumo indotto dalla pandemia. Gli analisti prevedono un forte rilancio degli utili per azione nel 2021, con la crescita annuale stimata oltre il 20% sia negli USA che in Europa, per quanto dai livelli depressi del 2020. Detto questo, sembra che i mercati abbiano già scontato con largo anticipo questa ripresa con valutazioni (prossime) ai massimi storici.

Questa volta sarà diverso?

In questo contesto, le valutazioni azionarie sono messe a dura prova dalla paura che la nuova ondata di coronavirus possa rivelarsi più grave del previsto, prolungare la fase di contrazione ed esercitare ulteriori pressioni sui fondamentali aziendali.

Inoltre, crescono le preoccupazioni riguardo a una bolla speculativa sul fronte azionario. I dati della Federal Reserve [1] mostrano che, grazie ai rendimenti brillanti dello scorso anno, le azioni rappresentano ora una quota elevata del patrimonio di molti investitori privati statunitensi. Fra i principali indici azionari, il NASDAQ ha guadagnato l’83% in tre anni, a fronte di un +285% nel triennio fino a marzo 2000 (seguito da un calo del 77% nei due anni successivi). Negli ultimi tre anni, il più ampio S&P ha archiviato un rialzo del 36% – un ottimo rally, ma sicuramente non eclatante, visto che tra il 1997 e il 2000 l’indice era salito del 93%. Oggi la grossa differenza risiede ovviamente nell’assenza di rendimenti sul mercato obbligazionario.

Le banche centrali continuano con grande impegno a mantenere bassi i rendimenti obbligazionari, mentre i mercati azionari hanno scontato un aumento degli utili e una cospicua liquidità. Tutto questo dovrebbe sostenere le quotazioni. Noi però stiamo aspettando opportunità d’ingresso più interessanti, ora che i mercati stanno rivalutando il percorso di uscita dalla pandemia.

[1] Si veda Longest Bull Market In U.S. Stocks Bid Adieu But Not Before Flashing Warning Signs and Households and Nonprofit Organizations; Directly and Indirectly Held Corporate Equities as a Percentage of Total Assets, Federal Reserve Bank of St. Louis; https://fred.stlouisfed.org/series/BOGZ1FL153064476Q

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