Gli ultimi indici dei responsabili degli acquisti (PMI) mostrano un’evidente divergenzatra l’andamento economico dell’Europa e quello degli Stati Uniti.
Il PMI composito degli USA è salito a quota 55,5 a ottobre, a indicare che la ripresa ha guadagnato slancio in risposta a un sostenuto incremento della domanda. Per contro, lo stesso dato nell’Eurozona è calato al 49,4 segnalando l’ennesimo rallentamento economico (la soglia che separa la crescita dalla contrazione è 50).

Restrizioni: misure più severe in Europa, più laissez-faire negli USA
Il motivo principale di questa divergenza nei dati relativi sia ai settori manifatturieri che a quelli dei servizi è la differente risposta da parte dei governi all’aumento dei tassi di contagio da Covid-19: più restrizioni in Europa, molte meno negli USA. Nella maggior parte dei paesi, il numero di nuovi casi confermati è ora di gran lunga più elevato rispetto a quanto osservato durante l’ondata iniziale di marzo e aprile (cinque volte più elevato in Francia). Fortunatamente il tasso di decessi è molto più basso (1/4 in Francia).
The Economist ritiene che l’aumento dei casi rifletta principalmente un incremento nelle rilevazioni con i tamponi[1] e che l’effettivo numero dei nuovi contagiati sia inferiore (anche in questo caso di circa 1/4 in Francia). Comunque sia, le autorità politiche e sanitarie hanno dovuto reagire e stanno ripristinando misure restrittive, che si avvicinano sempre più a nuove chiusure totali. Per quanto la maggior parte dei paesi speri ancora di poter scongiurare le restrizioni economicamente più deleterie, i mercati azionari stanno già riflettendo le preoccupazioni riguardo all’incapacità dell’economia di riprendersi come sperato nel quarto trimestre dell’anno.
I mercati vanno oltre una stagione degli utili sorprendentemente positiva…
È probabilmente a causa di questi timori che gli investitori hanno reagito con meno ottimismo a quella che è stata, almeno finora, una stagione degli utili sorprendentemente positiva per le aziende che hanno già pubblicato i risultati. I dati di per sé sono stati inevitabilmente scarsi (-20% su base annua negli USA), ma ciò che conta di più per i mercati sono le sorprese in termini di utili e i cambiamenti alle guidance.
In tal senso, gli utili hanno battuto le aspettative degli analisti del 16% negli USA e addirittura del 23% in Europa – e questo in quasi tutti i settori. E nel caso delle società che forniscono una guidance sull’andamento futuro, due terzi l’hanno corretta in meglio. Le revisioni degli utili da parte degli analisti riflettono al contempo un maggiore ottimismo, con le correzioni al rialzo che negli USA hanno superato di tre volte quelle al ribasso, a fronte di sole 1,4 volte in Europa. Se questo spirito riuscirà resistere al peggioramento delle notizie sulla pandemia sarà uno dei fattori principali cheinfluenzeranno i mercati nei prossimi mesi.
…e anticipano già una vittoria di Biden
L’altro aspetto cruciale per le prospettive future sarà l’esito delle elezioni americane. Ci saranno veramente gli stimoli fiscali, i cambiamenti alla politica tributaria e gli emendamenti normativi promessi in caso di “en plein” dei Democratici (ovvero una vittoria di Joe Biden e una maggioranza netta al Senato) o l’impasse continuerà?
Il numero di leggi approvate dall’attuale Congresso è del 60% inferiore rispetto ai primi due anni di amministrazione Trump, quando i Repubblicani controllavano sia il Senato che la Camera. Anche in caso di vittoria di Biden, se i Democratici non riusciranno ad aggiudicarsi una maggioranza utile a operare in entrambe le camere, la probabilità di cambiamenti significativi sul piano politico potrebbe rivelarsi minore del previsto.
Le anticipazioni dei mercati si possono forse intuire dalla performance relativa di svariati settori azionari nella settimana successiva al primo dibattito presidenziale, quando i sondaggi e i mercati delle scommesse hanno mostrato un incremento delle aspettative di un’effettiva vittoria netta dei democratici.

Anche politiche più verdi a vantaggio delle energie rinnovabili e a discapito del carbone “sporco” sembrano suggerire una vittoria di Biden, come pure le speranze di un migliore accesso all’assistenza sanitaria, una limitazione dei prezzi dei farmaci e restrizioni per i colossi della tecnologia.
[1] https://www.economist.com/europe/2020/10/22/a-second-wave-of-covid-19-sends-much-of-europe-back-into-lockdown
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