L’impennata di nuovi contagi in varie parti del mondo ha riacceso i timori per la pandemia di COVID-19, alimentando le ipotesi di una seconda ondata in alcuni paesi. Le autorità hanno dichiarato che le restrizioni volte a contenere l’epidemia sono state ormai allentate per quanto ragionevolmente possibile e che si prospetta una lunga convivenza con il virus.
Il numero dei casi di COVID-19 ha superato i 18 milioni, mentre i decessi sono ora più di 700.000. I contagi seguono trend contrastanti su scala mondiale e nell’occhio del ciclone vi sono ora paesi estesi e densamente popolati come gli Stati Uniti, il Brasile e l’India. Inoltre, il virus sta ricomparendo in alcune nazioni dell’Europa occidentale, dell’Asia settentrionale e dell’area Asia-Pacifico che in primavera erano riuscite a contenere con successo l’epidemia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che forse non si troverà mai un “vaccino perfetto” per il COVID-19, aggiungendo che la strada per il ritorno alla normalità sarà lunga e alcuni paesi dovranno rivedere le rispettive strategie; ha inoltre invitato gli Stati a mantenere le misure di controllo e protezione sinora adottate.
USA – Convergenza dei tassi di contagio nelle aree urbane e rurali
Negli Stati Uniti, a luglio si è osservata un’inversione di tendenza rispetto ai progressi realizzati nelle prime fasi della pandemia: si è infatti registrato il maggior numero di nuovi casi dall’inizio dell’epidemia. I tassi di positività ai test sono aumentati in più di 30 stati federali e in molti di essi i ricoveri ospedalieri hanno segnato nuovi record. Di conseguenza, negli ultimi otto giorni si sono superati i 1.000 decessi giornalieri a livello nazionale. La situazione ha turbato gli investitori, che si interrogano sull’effettivo stato di salute dell’economia in un simile contesto.
Secondo la Dott.ssa Deborah Birx, a capo della task force nominata dalla Casa Bianca per gestire l’emergenza coronavirus, la pandemia sarebbe “entrata in una nuova fase. Focolai e zone a rischio non si limitano più alle aree metropolitane densamente popolate come New York; si riscontrano tassi di diffusione analoghi sia nelle aree urbane che nelle zone rurali”.
A livello di singoli stati federali, la situazione sembra migliorare in quelli inizialmente più colpiti – Texas, Florida, California e Arizona – anche se il numero di decessi ancora non accenna a diminuire. Nel frattempo emergono nuovi focolai altrove, con un aumento di casi e ricoveri in Indiana, Nevada, Ohio, Virginia e Wisconsin.
Contagi nel resto del mondo: nuovi lockdown in vista?
Al di fuori degli USA si registra un continuo aumento dei contagi in alcune zone dell’Europa occidentale, dell’Asia settentrionale e dell’area Asia-Pacifico. In Spagna i casi hanno superato quota 2.700 negli ultimi sette giorni. Germania e Francia hanno registrato incrementi costanti, così come il Belgio e i Paesi Bassi, che però partivano da livelli più contenuti. A favorire il ritorno del virus sembra essere fra l’altro il comportamento dei giovani che affollano spiagge e locali ignorando le norme di distanziamento sociale.
La scorsa settimana il Belgio ha già risposto all’emergenza inasprendo alcune misure a livello locale. Nel resto d’Europa potrebbe profilarsi una seconda fase di lockdown con il rientro dei cittadini dalle vacanze, le scuole prossime alla riapertura e l’autunno in arrivo.
In Giappone, la “seconda ondata” sta superando di gran lunga il picco di aprile con ben 1.400 nuovi casi giornalieri a livello nazionale. Anche in Australia i contagi hanno superato il picco di marzo e indotto lo stato federato del Victoria a dichiarare lo stato di calamità con tanto di coprifuoco notturno e divieto sostanziale di uscire di casa.
Il Vietnam, che più di ogni altro paese dell’Asia settentrionale ha saputo tenere sotto controllo il virus, ha registrato i primi tre decessi e oltre 30 nuovi casi di contagio.
In sostanza, gli attuali trend su scala mondiale sembrano confermare cosa accade se si allentano le misure di contenimento, soprattutto nei paesi che avevano controllato meglio il virus. La ricomparsa dei casi ci ricorda che per contenere l’epidemia è indispensabile intervenire attivamente sia in chiave preventiva che correttiva, ad esempio con test a tappeto e strumenti di tracciamento, e al contempo osservare norme di auto-quarantena e distanziamento sociale nonché chiudere i luoghi che potrebbero favorire un contagio di massa. E come afferma il direttore generale della sanità pubblica britannica, l’allentamento delle restrizioni ha ormai “probabilmente raggiunto il limite” se si vuole tenere sotto controllo il virus.
Dati economici – Miglioramenti e apprensioni
Negli USA i mercati attendono con ansia i dati sul mercato del lavoro relativi a luglio, che saranno pubblicati questa settimana e dovrebbero far luce sulla solidità della ripresa, nonché chiarire quanto i crescenti rischi di COVID-19 stiano frenando i datori di lavoro. In effetti, alcuni indicatori ad alta frequenza come prenotazioni di ristoranti, domanda di benzina e mobilità della popolazione hanno già rilevato una stagnazione o persino un’inversione di tendenza nelle attività di alcuni settori nei servizi.
I dati potrebbero influenzare le strategie di assunzione delle imprese, la fiducia dei consumatori, le intenzioni degli elettori e le azioni delle autorità politiche – a tal proposito, i legislatori si sono impegnati a elaborare un nuovo piano di stimoli con prestazioni aggiuntive per i senza lavoro e sovvenzioni a comuni e stati dove risulta più difficile raggiungere intese su questo fronte. Ora che le indennità integrative ai disoccupati sono terminate, si teme per le sorti dell’economia.
Di recente le domande di sussidi di disoccupazione sono aumentate, a indicare una maggiore permanenza dei lavoratori negli elenchi di disoccupazione e un rallentamento nei ritmi di riassunzione. Il Presidente della Federal Reserve (Fed), Jerome Powell, ha dichiarato che il mercato del lavoro “è ancora ben lontano dalla ripresa”. Sostenendo che la ricomparsa del virus minaccia la ripresa economica, la Fed ha mantenuto i tassi prossimi allo zero ed esteso le misure per contrastare il rischio di carenza di liquidità in dollari USA a livello internazionale.
I dati degli indici PMI globali hanno continuato a migliorare, grazie soprattutto a una decisa ripresa della produzione manifatturiera nei mercati sviluppati, mentre nei mercati emergenti la ripresa rimane contenuta. Visti i recenti aumenti dei casi di COVID-19 su scala globale, resta da vedere se il miglioramento dei sondaggi sul sentiment si tradurrà o meno in una crescita della domanda e degli investimenti.
Mercati – E l’oro luccica ancora
Le azioni USA hanno segnato un rally nel settore tecnologico – salvo poi arenarsi per i timori di apprezzamenti eccessivi da parte degli investitori – mentre le notizie relative alle misure adottate dalla Fed a favore della liquidità in dollari USA e la ripresa delle attività di fusione e acquisizione (M&A) hanno sostenuto il mercato più ampio. I mercati hanno poi subito pressioni quando il Presidente Trump ha ventilato l’idea di rimandare le elezioni del 2020, e quando il dato del PIL statunitense ha rivelato una drastica contrazione nel secondo trimestre. I buoni risultati sugli utili e dati economici positivi hanno sospinto al rialzo le azioni globali, ma il rally ha avuto vita breve.
Sul fronte obbligazionario i rendimenti si sono mossi al ribasso, complici i timori degli investitori per le prospettive di Stati Uniti ed altre importanti economie (che hanno invece impensierito meno gli investitori azionari). Le trattative poco concludenti riguardo alle misure di stimolo negli USA hanno offuscato il mercato dei Treasury, così come le dichiarazioni della Fed (si veda sopra), che hanno lasciato presumere la necessità di ulteriore sostegno da parte della banca centrale.

I timori di inflazione legati alle misure di stimolo, il calo dei rendimenti dei Treasury e le preoccupazioni per le prospettive economiche globali innescate dall’epidemia di COVID-19 hanno fatto balzare l’oro ai massimi storici, oltre quota 2.000 USD: il metallo giallo ha beneficiato del suo status di bene rifugio e della ricerca di una riserva di valore alternativa al dollaro e ai titoli di Stato.
Le massicce spese legate al virus, il clima d’incertezza sul fronte politico negli USA, le crescenti tensioni nei rapporti sino-statunitensi e il rischio di prospettive economiche più fosche per gli Stati Uniti e di conseguenza per il mondo intero hanno trascinato a picco il dollaro, piombato a un minimo pluriennale (si veda Grafico 1).