Covid-19: punti caldi in America Latina, India e Medio Oriente/ Brasile nel pieno della crisi / Per gli Stati Uniti possibile una seconda ondata / Dati sull’occupazione negli Stati Uniti: cautela / Maggiori stimoli da parte della BCE e un piano tedesco
I mercati emergenti hanno visto crescere nuovi casi, con il totale globale che ha superato i 7,2 milioni alla data del 9 giugno. Sono l’America Latina, l’India e il Medio Oriente gli attuali punti caldi.
I mercati si sono concentrati sugli sviluppi negli Stati Uniti, sia per quanto riguarda l’uscita dal lockdown che per il possibile impatto delle proteste su larga scala per la morte di George Floyd ed infine anche sui dati sorprendentemente solidi sul mercato del lavoro.
Il Brasile si distingue in negativo
Tra i mercati emergenti, il Brasile con oltre 37 000 morti è destinato a diventare il secondo paese dopo gli Stati Uniti in termini di numero totale di decessi. Tutto questo avviene in un momento in cui un generale dell’esercito, senza formazione medica, è stato confermato come terzo ministro della sanità dall’inizio della pandemia.
Il governo brasiliano ha annunciato che non rilascerà informazioni sul numero totale delle morti e minaccia di ritirarsi dall’OMS riguardo a “pregiudizi ideologici”. Nel frattempo, l’uscita dal lockdown appare potenzialmente prematura dato che negli ultimi cinque giorni il numero delle vittime è stato di oltre 1 000 al giorno.
Coronavirus negli Stati Uniti: molte ragioni di preoccupazione
Negli Stati Uniti, il quadro resta contrastante: Utah, Arizona, North Carolina, Tennessee, Georgia e Arkansas hanno segnalato nuovi casi in crescita su una media di cinque giorni. In Arizona, l’aumento dei casi ha fatto sì che nel fine settimana il più grande sistema sanitario dell’Arizona abbia esaurito la capacità delle macchine polmonari ECMO e si sta avvicinando ad esaurire anche la capacità complessiva delle terapie intensive.
I tre stati più popolosi – California, Florida e Texas – hanno tutti segnalato nuovi casi. Altri fattori come le infezioni da COVID diffuse negli impianti di confezionamento di carne negli Stati Uniti continuano a incentivare la crescita nei nuovi casi: in una struttura per la produzione di carne suina, su 2 303 soggetti testati ben 591 si sono rilevati positivi.
Gli epidemiologi si preoccupano della possibilità di un picco dei casi dovuti alle manifestazioni contro la brutalità della polizia. Gli assembramenti che avvengono durante le proteste sono pericolosi per i manifestanti che spesso indossano solo fazzoletti. Naturalmente, fattori come le riunioni in grandi gruppi, l’uso di gas lacrimogeni, urla e arresti possono peggiorare la situazione.
Questo viene ad aggiungersi all’impatto dell’abolizione delle restrizioni alla mobilità negli Stati, come si evince dall’aumento dei tassi di occupazione alberghiera, dal recupero del traffico ferroviario, dall’aumento della domanda di benzina e da un lieve aumento del traffico nei posti di controllo di sicurezza degli aeroporti. L’allentamento delle misure di lockdown in un contesto in cui la tendenza di infezione sia ancora preoccupante in alcuni stati solleva il rischio di una seconda ondata. I mercati finanziari potrebbero sottovalutarlo.
Dati provenienti dagli Stati Uniti: cifre sbalorditive sull’occupazione, ma vanno interpretate?
Sul fronte dei dati, non ci sono dubbi sulle notizie del mese: la sorpresa nei dati del mercato del lavoro statunitense. L’occupazione nel mese di maggio ha superato le aspettative di circa 10 milioni di posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione si è attestato a oltre 5,5 punti percentuali al di sotto delle aspettative. Ciò potrebbe far pensare che l’economia americana si stia riprendendo molto più rapidamente del previsto. Riteniamo che la storia sia più complicata.
La perdita cumulativa di posti di lavoro è ancora enorme. Il tasso di disoccupazione è di gran lunga più alto di quanto si sia visto nell’ultima recessione. Quasi cinque milioni di americani in più della norma sono stati classificati come occupati durante la loro assenza dal lavoro. Un sottosettore – la ristorazione – rappresentava una parte consistente dell’aumento dei posti di lavoro. Più in generale, i lavoratori temporaneamente licenziati all’inizio di quest’anno sono stati riassunti, probabilmente in modo tale che i datori di lavoro fossero in grado di convertire i prestiti pubblici in sovvenzioni.
Temiamo che i mercati si concentrino solo sul positivo. Tuttavia, non si tratta di circostanze normali. Se l’attività economica si sta riprendendo più rapidamente del previsto, i distanziamenti sociali potrebbero scemare più rapidamente, aprendo gli Usa al rischio di una ripresa dell’epidemia.
BCE: più sostegno, ma non senza limiti
Sul fronte politico, questa settimana abbiamo ricevuto notizie di stimoli da parte della BCE e del governo tedesco.
La BCE ha annunciato un’espansione di 600 miliardi di Euro del suo programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP) prorogandolo inoltre di sei mesi, almeno fino alla fine di giugno 2021. Ciò implica che la banca centrale continuerà ad alleviare attivamente le condizioni finanziarie per almeno un altro anno.
La BCE si è impegnata a reinvestire i proventi del PEPP almeno fino alla fine del 2022 “per evitare interferenze con la posizione di politica monetaria appropriata”, in contrasto con la politica di reinvestimento per il programma di acquisto di attivi pre-pandemia (APP). L’implicazione è che il portafoglio del PEPP potrebbe esaurirsi molto prima di quanto gli investitori possano immaginare. A nostro avviso, l’orientamento ottimale sarebbe quello di continuare a reinvestire nel prossimo futuro.
Tra le nuove proiezioni macroeconomiche della BCE, l’aspetto più interessante è stata la previsione che l’inflazione “core” sarebbe rimasta al di sotto del 1% anche nel 2022. Il messaggio è chiaro: la BCE non mantiene il suo mandato di stabilità dei prezzi nell’orizzonte temporale previsto. Ciò significa che sono previsti ulteriori importanti stimoli monetari per colmare tale divario? Oppure il Consiglio Europeo è relativamente ottimista sul fatto che l’inflazione si attesti chiaramente al di sopra dello zero per cento, ma anche chiaramente al di sotto del 2%?
Stimoli tedeschi: indicano la via all’Europa?
Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha affermato che il nuovo pacchetto di stimoli è stato concepito per catapultare l’economia fuori dalla recessione con un “ka-boom”. Adottando un tono leggermente più misurato, la Bundesbank ha stimato che le misure potrebbero aumentare il PIL tedesco del 1% nel 2020 e dello 0,5% nel 2021.
Il pacchetto di 130 miliardi di Euro ammonta a quasi il 4% del PIL, anche se, ad un esame più attento, include fondi non utilizzati provenienti da un precedente pacchetto di incentivi. Esso prevede una riduzione temporanea dell’IVA dal 1° luglio, 30 miliardi di Euro per i progetti di investimento a lungo termine e un pagamento di 300 Euro per ogni bambino.
Naturalmente, non appena il governo tedesco ha annunciato le misure si è cominciato a chiedersi se altri paesi europei che godono di meno spazio fiscale fossero in grado di fare altrettanto. Per questo l’ultimo annuncio della BCE sul PEPP è stato così importante.
Prospettive di mercato
• I mercati azionari hanno vissuto una settimana positiva, con l’indice MSCI World che è ritornato sui livelli di fine febbraio. Tuttavia, le azioni sono ancora in calo rispetto alla fine del 2019. I recenti guadagni sono arrivati nonostante il rialzo dei rendimenti obbligazionari a lungo termine e hanno riflesso un rischio sul sentiment. Lo si può vedere anche nello scivolone del dollaro USA, nella riduzione dei premi di rischio sulle obbligazioni corporate e nella minore diversificazione dei rischi tra i titoli di Stato italiani e i Bund tedeschi.
• Il sentiment è stato sostenuto da un leggero miglioramento dei dati dei gestori di acquisti da aprile a maggio, alimentando le aspettative del mercato di una ripresa dell’attività economica nel suo complesso. L’ottimismo ha ripreso il sopravvento sui prezzi del petrolio, aumentati con la speranza di un aumento della domanda. Un ulteriore sostegno è giunto dagli ultimi provvedimenti della BCE e dal rapporto sul lavoro degli Stati Uniti.
• Se da un lato le cifre non sono, a nostro avviso, quelle che sembrano, dall’altro la sorpresa positiva dei dati sulle retribuzioni USA della scorsa settimana ha favorito l’umore del mercato. Al momento, l’abolizione del lockdown a livello globale sta incentivando la mobilità e l’attività economica. Un “ritorno di primavera” sta assumendo slancio. Potrebbe anche essere più forte del previsto, ma vediamo un rischio significativo che le restrizioni vengano abolite troppo presto, generando una seconda ondata di contagi.
• Le condizioni finanziarie sono ora totalmente accomodanti negli Stati Uniti, supportando il rischio e il rimbalzo dell’indice S&P. L’Europa deve ancora recuperare terreno (Cfr. Grafico 1) dato che, nonostante l’espansione del PEPP da parte della BCE, le condizioni finanziarie sono ancora restrittive. Tuttavia, l’aumento dello stimolo e l’attuale proposta coordinata della Commissione Europea riducono una dispersione nel rischio europeo. Le condizioni finanziarie in Europa dovrebbero ora diventare più accomodanti. Ciò potrebbe favorire le azioni europee, il credito, i “periferici” e l’euro.
Grafico1

• Il sostegno della banca centrale con bilanci in costante crescita, associato alle aspettative di nuovi stimoli fiscali, dovrebbe continuare a sostenere i mercati durante l’estate. Attualmente, gli stimoli superano i fondamentali economici, facendone il principale supporto per i mercati.
• Dalla riunione del FOMC non è previsto alcun annuncio di rilievo. Tuttavia, è probabile che il Presidente della Fed Powell farà riferimento alle discussioni sulla forward guidance e sul controllo della curva dei rendimenti nel corso della sessione di Q&A. Gli annunci su YCC e la forward guidance saranno più probabili a luglio.
• Come abbiamo notato la scorsa settimana, i fattori di supporto per il dollaro USA sono erosi: iI vantaggi di carry e crescita rispetto al resto del mondo si sono dissipati e il rischio politico americano, una volta un fattore di sostegno del dollaro statunitense, è ora diventato un freno.
• Un lento indebolimento dello USD dovrebbe continuare a creare uno scenario più forte per le operazioni di carry dei mercati emergenti.