View from the markets: Quando il troppo stroppia

A cura di Daniel Morris, Chief Market Strategist

La recente volatilità dei titoli tecnologici globali è stata in parte provocata da dati sull’economia statunitense migliori del previsto. Questi numeri hanno spinto i mercati ad aspettarsi tassi sui fed fund più elevati in futuro.

A maggio, l’occupazione privata non agricola negli Stati Uniti è aumentata di 120.000 unità, secondo i dati pubblicati il 5 giugno. Il dato è stato superiore alle attese e, inoltre, le cifre dei due mesi precedenti sono state riviste al rialzo.

La crescita media degli ultimi tre mesi è ora pari a 166.000 nuovi posti di lavoro, contro una media di -4.000 nei tre mesi precedenti. Un aspetto importante è che la creazione di occupazione non è stata solida solo nel settore sanitario, ma anche in diversi altri comparti.

Il tasso di disoccupazione degli adulti è sceso, suggerendo che, almeno per ora, i licenziamenti legati all’intelligenza artificiale sono più temuti che reali. Anche il tasso di disoccupazione tra i giovani di 20-24 anni è diminuito ed è oggi più basso rispetto a un anno fa. Questo indica che l’AI non sta ostacolando in modo eccessivo l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

Nel complesso, il messaggio è chiaro: una delle principali ragioni che avrebbero potuto giustificare un taglio del tasso di riferimento della Federal Reserve – cioè un mercato del lavoro statunitense debole – appare oggi molto meno convincente.

Reazione del mercato

Dopo la pubblicazione del rapporto, le aspettative sul livello dei fed fund a fine anno sono salite di 10 punti base. Secondo Bloomberg, la probabilità di un rialzo pieno da 25 punti base entro la fine del 2026 si è avvicinata al 100%.

La reazione dei mercati azionari è stata rapida, soprattutto per i titoli tecnologici cosiddetti a “lunga durata degli utili”. In pratica, gli utili del settore tecnologico tendono a essere attesi più avanti nel tempo rispetto ad altri settori. Quando il tasso di sconto applicato a quegli utili futuri aumenta, il loro valore attuale diminuisce. Il Nasdaq ha infatti perso il 5%.

Questi dati economici incoraggianti sono arrivati dopo il rapporto ISM Purchasing Managers’ Index, che aveva già mostrato una continua espansione sia nel settore dei servizi sia in quello manifatturiero. Il dato manifatturiero, in particolare, ha raggiunto il livello più alto degli ultimi quattro anni, nonostante i dazi e l’aumento dei costi energetici.

A completare il quadro positivo sono arrivati anche dati sull’inflazione moderatamente incoraggianti. A maggio, l’indice dei prezzi al consumo core è aumentato del 2,9%, in linea con le previsioni. L’indice complessivo è salito invece del 4,2%, risentendo del forte aumento dei prezzi della benzina. Su base mensile, però, l’incremento è stato solo dello 0,2%, contro una previsione dello 0,3%.

Il motivo di questo dato mensile più basso è stato il calo dell’inflazione dei beni, segnale che l’impatto inflazionistico dei dazi potrebbe essersi attenuato. A compensare questo elemento positivo resta però un’inflazione dei servizi core ancora elevata, superiore al 4%. È questo uno dei motivi per cui il mercato continua ad aspettarsi un rialzo dei fed fund nel corso dell’anno. Anche l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi alla produzione è risultata sostenuta.

Il quadro di fondo è quindi quello di un’economia statunitense che cresce oltre il proprio trend, con pressioni inflazionistiche più alte non solo per effetto dei prezzi dell’energia. Si tratta, in generale, di un contesto favorevole per i mercati azionari, anche se comporta tassi di interesse leggermente più elevati.

Aspettative sugli utili e valutazioni

Il calo dei titoli tecnologici, tuttavia, non è dipeso solo dall’aumento dei tassi di interesse. Dopo la flessione del 5% seguita ai dati sul mercato del lavoro statunitense, il Nasdaq ha perso un ulteriore 2% prima di rimbalzare.

Questa seconda fase di ribasso è stata dovuta in parte alle preoccupazioni ancora presenti sulle prospettive degli utili e sulle valutazioni.

Le attese di crescita degli utili sono senza dubbio elevate. Secondo le stime di FactSet, i titoli hardware coreani dovrebbero registrare quest’anno una crescita del 478%. In confronto, gli aumenti attesi tra il 40% e il 60% per Taiwan e Stati Uniti possono sembrare modesti, ma restano comunque molto significativi.

Alla luce dei risultati pubblicati dalle società nel primo trimestre, queste previsioni non sembrano del tutto irrealistiche (si veda Grafico 1).

Tuttavia, quando le aspettative sono così alte, qualsiasi segnale che i risultati effettivi possano non essere all’altezza viene rapidamente incorporato nei prezzi, con conseguenti ribassi delle quotazioni. Se però le stime dovessero rivelarsi anche solo in parte corrette, gli indici tecnologici potrebbero beneficiare di un solido sostegno dalla crescita degli utili nei prossimi trimestri.

I risultati positivi del primo trimestre aiutano anche a spiegare perché, nonostante i forti rialzi registrati da inizio anno dagli indici tecnologici, le valutazioni restino ragionevoli. I titoli hardware coreani sono saliti del 177%, quelli di Taiwan del 61% e quelli statunitensi del 34%.

Tuttavia, usando lo z-score del rapporto prezzo/utili atteso come misura delle valutazioni – cioè un indicatore che mostra di quante deviazioni standard un dato si colloca sopra o sotto la propria media – il punteggio medio è pari a -0,2 per la Corea, 1,2 per Taiwan e 0,7 per gli Stati Uniti. Non si tratta quindi di valutazioni particolarmente convenienti, ma nemmeno di livelli eccessivamente lontani dalle medie storiche. E se si considera il potenziale di crescita degli utili futuri, i multipli attuali degli indici non appaiono irragionevoli.

Per fare un altro confronto, il rapporto prezzo/utili del Nasdaq, nella fase precedente allo scoppio della bolla dot-com nel marzo 2000, aveva raggiunto un picco di circa 48 volte. Oggi è pari a 23 volte.

Informazioni importanti

Si prega di notare che gli articoli possono contenere termini tecnici. Per questo motivo potrebbero non essere adatti ad un lettore senza esperienza professionale in materia di investimenti. Qualsiasi opinione qui espressa è quella degli autori alla data di pubblicazione, si basa sulle informazioni disponibili e può essere modificata senza preavviso. I singoli team di gestione del portafoglio possono avere opinioni diverse e prendere decisioni di investimento diverse per i diversi clienti. Il valore degli investimenti e il rendimento da essi generato possono aumentare o diminuire ed è possibile che gli investitori non recuperino l’importo originariamente investito. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. L’investimento nei mercati emergenti o in settori specializzati o ristretti può presentare una volatilità superiore alla media, a causa di una forte concentrazione, di maggiori incertezze dovuta alla minore quantità di informazioni disponibili, alla minore liquidità o alla maggiore sensibilità ai cambiamenti delle condizioni di mercato (sociali, politiche ed economiche). Alcuni mercati emergenti offrono meno sicurezza della maggior parte dei mercati sviluppati internazionali. Per questo motivo, i servizi per le operazioni di portafoglio, la liquidazione e la conservazione per conto dei fondi investiti nei mercati emergenti possono comportare maggiori rischi. I beni privati sono opportunità di investimento che non sono disponibili attraverso i mercati pubblici come le borse valori. Consentono agli investitori di trarre profitto direttamente da temi di investimento a lungo termine e possono fornire accesso a settori o industrie specializzati, come infrastrutture, immobili, private equity e altre alternative a cui è difficile accedere con i mezzi tradizionali. I beni privati, tuttavia, richiedono un'attenta considerazione, in quanto tendono ad avere livelli di investimento minimo elevati e possono essere complessi e illiquidi.

Back to Top