Di Chris Iggo, Presidente dell’Investment Institute e CIO di AXA IM Core, BNP Paribas Asset Management
I movimenti quotidiani dei prezzi sui mercati continuano a essere dominati dagli sviluppi legati al conflitto in Medio Oriente. A questo, però, bisogna sovrapporre un altro elemento ormai sempre più evidente: l’enorme investimento in corso nell’intelligenza artificiale. Questa settimana i mercati azionari di Taiwan, Corea, Giappone e Stati Uniti hanno toccato nuovi massimi. A trainare i rendimenti in diversi listini sono i produttori di semiconduttori, componenti elettrici e prodotti affini. La strategia d’investimento semplice e vincente è stata: “lunghi sull’AI, corti sulla macroeconomia”. Naturalmente non è davvero così semplice. Ma la primavera è arrivata, e nell’aria si respira ottimismo*.
*con tutte le consuete ansie legate al fatto che qualcosa possa andare storto.
- Principali temi macroeconomici – La speranza è che l’impatto macroeconomico resti contenuto, qualora si arrivi a un accordo di pace in Medio Oriente.
- Principali temi di mercato – AI o niente.
Accordo o niente accordo?
Il sito hormuzstraitmonitor.com (della cui attendibilità non posso garantire) sostiene di monitorare il numero di navi in transito nello Stretto di Hormuz. Il 7 maggio, secondo il sito, sarebbero state soltanto due nelle precedenti 24 ore: appena il 3,3% del normale volume di navi prima della guerra. Eppure, i mercati hanno mostrato ottimismo sulla possibilità di un accordo tra Stati Uniti e Iran, che consentirebbe il ritorno a un passaggio sicuro per petroliere e altre imbarcazioni. Restano incertezze sui termini e sui tempi di un eventuale accordo – ci sono state notizie di scambi di fuoco – ma sembra che il presidente Donald Trump voglia arrivare a un’intesa prima dell’incontro con il presidente cinese Xi Jinping a Pechino, previsto per il 14-15 maggio. I prezzi dei principali benchmark globali del petrolio greggio sono ormai ben lontani dai recenti massimi.
Un’escalation del conflitto resta possibile, ma appare meno probabile rispetto a qualche settimana fa. Si parla meno di truppe sul terreno o di un’eventuale presa di controllo dell’isola di Kharg. Gli Stati Uniti hanno fatto marcia indietro sull’offerta di protezione alle navi battenti bandiera non iraniana nel Golfo, il cosiddetto “Project Freedom”, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha lasciato intendere che l’“Operation Epic Fury” sia terminata.
La reazione degli investitori alle scadenze fissate durante i negoziati è che, in realtà, non significano poi molto. E con il vertice USA-Cina ormai vicino e le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti sempre più all’orizzonte, ci sono buone ragioni per aspettarsi una significativa distensione delle tensioni. A quel punto potrebbe iniziare il lungo percorso di normalizzazione dei mercati energetici.
Prospettive future
Del resto, i mercati si sono mossi in anticipo rispetto alla politica. L’indice azionario MSCI World ha toccato il minimo il 30 marzo. Da allora, i rendimenti sono stati a dir poco spettacolari, spinti da due grandi temi. Il primo: l’idea che la guerra non sarebbe durata a lungo e che, quindi, i danni all’economia globale sarebbero rimasti contenuti. Il secondo: l’ondata straordinaria di investimenti legati all’intelligenza artificiale. Gli investitori hanno scommesso sul primo tema con fiducia crescente, e non vogliono restare fuori dal secondo.
Spesso si dice che il “trade sull’AI” sia concentrato. Può essere vero: è un unico grande tema dominante. Ma è anche il tema attorno al quale l’economia globale sembra destinata ad allinearsi per i prossimi decenni. Vista da un’altra prospettiva, quindi, questa tendenza è tutt’altro che ristretta: è ampia e trasversale. Nell’ultima settimana, diversi indici sono stati spinti verso nuovi massimi dalla performance delle società tecnologiche: tra questi l’S&P 500, il Nasdaq, l’indice coreano KOSPI, il principale indice di Taiwan e il Nikkei 225 giapponese.
I titoli migliori in molti mercati sono quelli dei produttori di semiconduttori e di prodotti collegati, dei fornitori di apparecchiature elettriche, circuiti stampati e dispositivi per le comunicazioni. C’è inevitabilmente un po’ di ripetizione in questi commenti, ma la portata di ciò che sta accadendo è impressionante. Nel rapporto sul PIL statunitense del primo trimestre, gli investimenti fissi in “attrezzature per la proprietà intellettuale” sono aumentati del 24,3% rispetto a un anno prima, dopo una crescita altrettanto robusta nei quattro trimestri precedenti. Escludendo questa voce, la crescita del PIL sarebbe stata dell’1,4% su base annua, anziché del 2,7%.
E, giusto per aggiungere un altro numero spettacolare, la crescita del PIL di Taiwan nel primo trimestre è stata del 13,7%. Sembra quindi esserci poco motivo per scommettere contro il tema dell’AI nelle sue diverse declinazioni. Le azioni asiatiche e le strategie azionarie focalizzate sulla tecnologia sembrano destinate a rimanere i modi a beta più elevato per beneficiare di questo trend.
Un contesto di rendimenti più elevati
Il quadro macroeconomico è più sfumato. Le aspettative sui tassi d’interesse non sono cambiate molto: i mercati continuano a prezzare tassi ufficiali più alti nell’Eurozona e nel Regno Unito. L’inflazione è più elevata e resterà tale per alcuni mesi, rispetto alla traiettoria prevista prima della guerra. La crescita, invece, è più debole. L’ultima tornata di indagini PMI negli Stati Uniti e in Europa segnala letture più alte per i prezzi, ma più deboli per nuovi ordini e occupazione. I costi di finanziamento sono certamente aumentati, sia per le imprese sia per i consumatori.
Nei mercati obbligazionari, i rendimenti sono più alti. Continuano a distinguersi, per performance, gli strumenti a breve duration, quelli indicizzati all’inflazione e le obbligazioni a maggior rendimento. Le obbligazioni a più lunga scadenza restano esposte a possibili repricing, qualora l’inflazione si dimostri persistente o i saldi fiscali peggiorino a causa di una crescita più lenta. Il credito, però, è rimasto per lo più solidissimo: ad aprile, la maggior parte degli indici obbligazionari corporate ha sovraperformato i rispettivi benchmark governativi o swap. Il risultato, ancora una volta, è stato un restringimento degli spread creditizi. Per dare slancio ai rendimenti dei titoli di Stato a lunga duration servirebbe una svolta molto rialzista – cioè al ribasso – nelle aspettative su crescita e tassi d’interesse.
Il prossimo banco di prova
Lo scenario macro resta fragile: la crescita delle principali economie non è particolarmente robusta, ma il sentiment degli investitori sta migliorando. Dobbiamo restare attenti agli scenari peggiori: maggiori interruzioni nei flussi energetici, prezzi più alti, effetti macroeconomici non lineari nel caso in cui l’offerta venga colpita in modo significativo. La stagflazione, come narrazione, si affianca all’insostenibilità del debito, alle valutazioni eccessive dell’azionario e al declino delle valute fiat come possibile esito catastrofico, da “potrebbe succedere”. Scommettere su questi scenari, però, comporta enormi costi opportunità, soprattutto finché le nostre vite continuano a essere incorniciate da una relativa stabilità economica e dal progresso tecnologico.
Il prossimo test per il sentiment potrebbe essere il vertice tra Stati Uniti e Cina, con l’attenzione concentrata sugli scambi più sensibili: semiconduttori e terre rare. Un esito amichevole e cooperativo rappresenterebbe un ulteriore fattore positivo per gli investitori. Ma si tratta di una relazione complessa e ricca di sfumature, soprattutto perché negli ultimi mesi diversi alleati degli Stati Uniti si sono avvicinati alla Cina, in risposta a un rapporto meno cordiale con Washington. La mia ipotesi è che il vertice permetterà al presidente Trump di rivendicare una qualche forma di vittoria, o un accordo con la Cina. A quel punto, l’attenzione del mondo potrà spostarsi sui Mondiali di calcio, ospitati in parte in città americane: un’occasione per Washington di recuperare un po’ di quel clima di buona volontà globale di cui ha grande bisogno.
Elezioni di metà mandato, versione britannica
Nel momento in cui scriviamo, non sono ancora arrivati molti risultati dalle elezioni locali nel Regno Unito. Prima del voto, ci si aspettava una pessima performance del Partito Laburista al governo; i primi risultati sembrano confermarlo. Di conseguenza, è probabile che la pressione sul primo ministro, Sir Keir Starmer, resti elevata. Nei prossimi mesi non si può escludere una sfida alla sua leadership, alimentando un premio per il rischio politico nei rendimenti dei Gilt. A dire il vero, non c’è nulla di nuovo in tutto questo, e il processo per sostituire un leader laburista non è affatto semplice. I rendimenti dei Gilt sono i più alti del G7. Il mercato britannico è diventato quello con il beta più elevato tra i suoi pari. Ma, sul fronte delle proiezioni fiscali, non è cambiato nulla. Sulla carta, il Regno Unito si trova in una posizione fiscale migliore rispetto agli Stati Uniti, ma semplicemente non beneficia del “privilegio esorbitante” legato allo status del dollaro come valuta di riserva globale.
E, del resto, non dovrebbe beneficiarne. Detto questo, la quantità di commenti negativi sul Regno Unito sembra francamente eccessiva. I Gilt hanno sovraperformato nella settimana precedente alla pubblicazione di questo articolo, grazie a rendimenti più elevati, duration più lunga e una maggiore sensibilità alle aspettative globali sui tassi. La politica conta, certo. Ma conta anche la forza del mercato obbligazionario. Personalmente, mi preoccupa di più l’esito delle prossime elezioni generali nel Regno Unito – con il rischio di una rappresentanza parlamentare ancora più frammentata – che non una svolta a sinistra verso un aumento dell’indebitamento nei prossimi due anni.
Il rendimento dei Gilt a due anni è ancora 75 punti base sopra il livello precedente alla guerra. Aggiungendo uno spread di 70-80 punti base, a mio avviso le obbligazioni corporate investment grade britanniche, con rendimenti vicini al 5% e una sensibilità limitata ai tassi d’interesse, restano una delle idee d’investimento difensive più interessanti oggi sul mercato.
Dati sulle performance/fonti dei dati: LSEG Workspace DataStream, ICE Data Services, Bloomberg, BNP Paribas AM, al 7 maggio 2026, salvo diversamente specificato. Le performance passate non vanno considerate indicative di rendimenti futuri.