La pandemia di COVID-19 ha riportato in voga la famosa storia del genio dell’inflazione che esce dalla lampada. La speculazione è simile a quella emersa immediatamente dopo la crisi finanziaria globale e in varie altre occasioni da allora: nei prossimi anni dobbiamo aspettarci un’esplosione dell’inflazione.
Gli investitori più cinici escluderanno questo rischio a priori. Noi invece raccomandiamo cautela, soprattutto alla luce della natura insolita – al limite dell’inedito – dello shock provocato dal coronavirus e dell’entità della risposta politica.
Detto questo, in un’ottica di medio termine, l’inflazione futura sarà a nostro avviso molto simile a quella recente, ovvero troppo bassa.
È pur vero che, a seguito della pandemia, le probabilità di registrare eccessi di inflazione al rialzo o al ribasso sono di gran lunga aumentate.
Breve termine: due driver atipici
Nel brevissimo termine, l’inflazione sarà guidata da due fattori idiosincratici:
- il recente collasso (e l’ancor più recente ripresa) dei prezzi petroliferi
- problemi di misurazione: gli esperti nazionali di statistica stanno imputando prezzi a beni e servizi per i quali non vengono effettuate transazioni
Siamo curiosi di vedere a che livello si attesterà l’inflazione nella seconda metà del 2021, visto che per allora questi effetti di base saranno probabilmente scomparsi.
Piuttosto che avanzare ipotesi azzardate, crediamo sia meglio esaminare i driver dell’inflazione e individuare i potenziali rischi legati all’opinione diffusa fra la maggior parte degli investitori: l’inflazione non tornerà, e forse nemmeno potrà tornare.
Ecco quali sono, a nostro avviso, i possibili fattori che determineranno uno scenario d’inflazione insufficiente o eccessiva:
Il divario fra domanda e offerta
- Il rischio al ribasso in questo senso dipende dal fatto che la domanda potrebbe non riuscire a riprendersi, innescando un ulteriore impulso deflazionistico.
- Il rischio al rialzo, invece, è che ci siano danni significativi e duraturi sul fronte dell’offerta, tali da consentire di colmare il cosiddetto “output gap” più rapidamente del previsto, determinando una pressione deflazionistica inferiore a quella presumibile.
Costi (non allineati all’output gap)
- L’ovvio rischio al ribasso in questo senso è rappresentato da un possibile netto declino dei costi di occupazione, ora che le aziende stanno gradualmente abbracciando il modello del telelavoro. Meno chiaro è se tale adeguamento si tradurrà a breve termine in un calo dei prezzi o in un aumento dei profitti.
- Salari minimi più elevati e redditi minimi garantiti costituiscono un rischio al rialzo (ora che il prezzo del petrolio si è già ripreso, i rischi derivanti dai costi dell’energia si sono affievoliti). Per le singole economie aperte, ampie oscillazioni dei tassi di cambio possono rappresentare un rischio sia al rialzo che al ribasso.
Potere di determinazione dei prezzi
- I rischi al ribasso in questo senso dipendono dal fatto che, complici le limitazioni, i consumatori potrebbero diventare più esigenti, determinando una compressione dei ricarichi, o ancora che la pandemia possa provocare un cambiamento nella politica pubblica che implichi un approccio più aggressivo in materia di antitrust.
- Per contro, il rischio al rialzo è dato dall’aumento del potere di determinazione dei prezzi delle aziende nazionali che sopravviveranno alla pandemia grazie a una combinazione di maggiori casi di insolvenza e globalizzazione inversa (cosiddetto “re-shoring”).
Imposte indirette
- Per quanto limitati in portata, i rischi qui sembrano propendere al rialzo, visto che l’inflazione potrebbe beneficiare di un probabile aumento della tassazione delle emissioni di anidride carbonica a fini ambientali e delle imposte indirette per il consolidamento fiscale, nonché (in alcuni paesi) di tariffe doganali più elevate per scopi protezionistici.
Aspettative inflazionistiche
- L’evidente rischio al ribasso in questo ambito è la cosiddetta “giapponificazione”, ovvero aspettative disancorate a causa di un persistente scenario di scarsa inflazione.
- In positivo, invece, il rischio è che la risposta estrema delle banche centrali faccia vacillare la certezza di un’inflazione bassa e stabile.
Per approfondire le nostre opinioni sull’inflazione:
Leggere “Il genio dell’inflazione:comprendere i driver di un’inflazione insufficiente o eccessiva”.
O ascoltare il nostro ultimo podcast Market Weekly: “Troppa o troppa poca inflazione”