Fatti salienti
La ripresa delle ostilità in Medio Oriente ha fatto salire ancora una volta i prezzi dell’energia. Con gli Stati Uniti e l’Iran coinvolti in nuovi attacchi militari, i prezzi del petrolio hanno raggiunto il massimo degli ultimi mesi, mentre i mercati hanno subito il contraccolpo del crollo della tregua. Nel corso della settimana sono emerse preoccupazioni riguardo al perdurare dello slancio e dell’euforia che circondano i titoli legati all’intelligenza artificiale. Nella settimana conclusasi con la chiusura di giovedì, l’indice MSCI World, l’indice statunitense S&P 500 (composto da titoli blue chip) e l’indice MSCI Europe sono rimasti invariati, mentre il Nasdaq, a forte componente tecnologica, e il Nikkei giapponese hanno registrato entrambi un calo dell’1%.*
*Fonte: FactSet, in dollari USA. Dati al 16 luglio 2026.
Notizie dal mondo
Secondo i dati ufficiali, a giugno l’inflazione negli Stati Uniti è scesa più del previsto, attestandosi al 3,5% su base annua. Si tratta di un calo rispetto al 4,2% registrato a maggio e rappresenta una flessione più marcata rispetto alla previsione del 3,8%. Il calo è stato in gran parte dovuto all’impatto iniziale dell’accordo di pace in Medio Oriente. L’inflazione di fondo, che esclude i prezzi più volatili dei prodotti alimentari e dell’energia, si è attestata al 2,6%, in calo rispetto al 2,9% di maggio. Nell’eurozona invece l’inflazione annuale è scesa al 2,8% a giugno dal 3,2% di maggio. L’inflazione di fondo, al netto di energia, generi alimentari, alcol e tabacco, è scesa dal 2,6% al 2,4%.
Il numero sotto i riflettori: 4,3%
Il tasso di crescita economica della Cina è sceso al livello più basso dal 2022 a causa della debolezza della domanda interna. I dati ufficiali hanno evidenziato che la crescita del PIL è stata del 4,3% nel secondo trimestre, in calo rispetto al 5% registrato nel primo trimestre e al di sotto dell’obiettivo annuale fissato da Pechino, compreso tra il 4,5% e il 5,0%. Nel frattempo, la seconda economia mondiale sembra destinata a eguagliare, o forse a superare, il surplus commerciale record dello scorso anno pari a 1.000 miliardi di dollari, grazie alla domanda di esportazioni di chip, apparecchiature tecnologiche e automobili che continua a essere sostenuta. In particolare, a giugno le esportazioni mensili di automobili della Cina hanno superato per la prima volta il milione.
Il grafico della settimana
L’andamento delle obbligazioni e delle azioni è cambiato dall’inizio della pandemia. Queste principali asset class stanno ora evolvendo nella stessa direzione molto più frequentemente rispetto a quanto è avvenuto negli ultimi vent’anni. Questa correlazione positiva potrebbe essere il risultato di una maggiore attenzione dei mercati all’inflazione, in un contesto caratterizzato da indici di indebitamento pubblico in crescita e da fondamentali solidi dei bilanci aziendali. Ciò potrebbe anche significare che la diversificazione tradizionale non sia più una caratteristica intrinseca dei portafogli bilanciati. Pertanto, gli investitori potrebbero potenzialmente cercare di orientarsi verso un approccio di investimento più attivo, che tenga conto delle mutevoli caratteristiche di rischio derivanti dalla combinazione di obbligazioni e azioni.

La parola della settimana
Minerali critici: I minerali critici sono risorse che un paese considera fondamentali per la propria economia e il proprio sviluppo. Sono soggetti a una forte domanda e sono vulnerabili alle debolezze della catena di approvvigionamento, anche se i criteri che li definiscono variano da paese a paese. I minerali critici, come il litio e il nichel, hanno assunto un’importanza sempre maggiore, in particolare per i progressi tecnologici e i sistemi di difesa. La Cina è il principale produttore di minerali strategici e molte economie stanno cercando di ridurre la propria dipendenza da questa nazione. A livello globale, secondo un rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia, gli impegni di finanziamento pubblico volti ad ampliare e diversificare l’offerta sono più che quadruplicati, raggiungendo i 65 miliardi di dollari tra il 2023 e il 2025.
Prossimamente
Lunedì il Canada pubblicherà i suoi ultimi dati sull’inflazione. Martedì il Regno Unito fornirà ai mercati i dati sulla disoccupazione, mentre mercoledì seguirà il rapporto sull’inflazione relativo al mese di giugno. Giovedì la Banca centrale europea si riunirà per la seduta dedicata alla politica monetaria: il mese scorso la BCE ha aumentato il tasso di riferimento sui depositi di 25 punti base, portandolo al 2,25%, il primo aumento in tre anni. Venerdì il Giappone pubblicherà i propri dati sull’inflazione, in concomitanza con la pubblicazione di diversi indici dei responsabili degli acquisti, tra cui quelli relativi all’eurozona, al Regno Unito, agli Stati Uniti e al Giappone.