Fatti salienti
La scorsa settimana i mercati azionari globali hanno messo a segno un rally, sostenuti dall’ottimismo degli investitori riguardo a un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, nonché dai solidi utili delle società tecnologiche. Le speranze di una fine del conflitto in Medio Oriente hanno determinato un calo dei prezzi del petrolio, attenuando i timori inflazionistici. Nel frattempo, la forte domanda di titoli legati all’intelligenza artificiale ha permesso al MSCI World, al S&P 500, al Nasdaq, un indice a forte trazione tecnologica, e al Nikkei 225 giapponese di raggiungere nuovi massimi. Nel corso della settimana fino alla chiusura di giovedì, i listini MSCI World e S&P 500 hanno entrambi guadagnato il 2% circa, mentre il Nasdaq è salito del 4% e il Nikkei del 6%.*
* In dollari USA. Fonte: FactSet, dati al 7 maggio 2026
Notizie dal mondo
L’attività economica dell’eurozona si è contratta per la prima volta in quasi un anno e mezzo, sullo sfondo degli elevati prezzi energetici causati dalla guerra in Iran. L’indice composito dei direttori agli acquisti è diminuito dal 50,7 di marzo al 48,8 di aprile (un valore inferiore a 50 denota una contrazione), un minimo da 17 mesi. La brusca flessione dei servizi ha compensato l’ascesa della produzione manifatturiera, con le società che hanno incrementato le scorte in un contesto di incertezza geopolitica. Altrove, ad aprile il PMI composito statunitense è salito a 51,7 dal 50,3 del mese precedente, poiché l’attività nei servizi e nel settore manifatturiero è migliorata. Il PMI composito cinese è aumentato da 51,5 a 53,1, mentre quello giapponese è sceso da 53,0 a 52,2.
Il numero sotto i riflettori: 200 miliardi
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, se i Paesi contrastassero più efficacemente le emissioni di metano e la combustione in torcia, si potrebbero rendere disponibili quasi 200 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Nel 2025 le emissioni di metano del settore energetico hanno sfiorato livelli record, nonostante gli impegni internazionali volti a ridurle in linea con gli obiettivi climatici. Tuttavia, la lotta alle emissioni di metano potrebbe aiutare i Paesi a rafforzare la propria sicurezza energetica. Stando all’AIE, le iniziative per limitare le emissioni di metano derivanti dalle attività petrolifere e del gas a livello globale potrebbero fornire ai mercati circa 100 miliardi di metri cubi di gas ogni anno. Inoltre, eliminando il gas bruciato in torcia in situazioni diverse dalle emergenze si potrebbero recuperare altri 100 miliardi di metri cubi.
Il grafico della settimana
Lo shock nell’approvvigionamento energetico causato dal conflitto in Medio Oriente sembra aver avuto un impatto moderato sulla Cina, in parte grazie alla transizione del Paese verso l’utilizzo di fonti non fossili, che ora rappresentano il 22% dei consumi totali. La transizione energetica dovrebbe accelerare, con Pechino che punta a raggiungere il picco delle emissioni di carbonio entro il 2030 e la neutralità carbonica entro il 2060. In particolare, il 15° piano quinquennale della Cina, che copre il periodo 2026-2030, mira ad aumentare la quota dei combustibili non fossili sui consumi energetici totali del Paese al 25% entro il 2030, al 30% entro il 2035 e all’80% entro il 2060.

La parola della settimana
Megatsunami: un’enorme onda generata dalla caduta in acqua di rocce, ghiaccio o altri materiali, che può verificarsi in seguito a terremoti e frane. Una nuova ricerca scientifica ha individuato un nesso tra i cambiamenti climatici e i megatsunami, dopo averne analizzato uno avvenuto in Alaska nel 2025. A causa dei cambiamenti climatici, un grande ghiacciaio si è spostato, esponendo una vasta massa rocciosa che è precipitata in un fiordo generando un’onda di quasi 500 metri, la seconda più alta mai registrata. Gli scienziati hanno avvertito che i rischi di megatsunami stanno aumentando dato il rapido ritiro dei ghiacciai, ma i dati raccolti dai satelliti e dai sensori potrebbero aiutare a prevedere questi eventi.
Prossimamente
Lunedì la Cina aggiornerà i mercati con le ultime cifre sull’inflazione. Martedì giungeranno i dati sull’inflazione statunitense, mentre l’eurozona comunicherà l’indice ZEW Economic Sentiment. L’eurozona pubblicherà mercoledì una seconda stima sul tasso di crescita del PIL per il primo trimestre, mentre giovedì il Regno Unito svelerà una stima preliminare sull’espansione del proprio PIL nel T1. Venerdì gli Stati Uniti diffonderanno le statistiche sulla produzione industriale e manifatturiera.