Thibaud Clisson ci racconta quanto è uscito dalla recente conferenza sul clima COP27 e mette in evidenza le iniziative che ritiene che gli investitori dovrebbero tenere d’occhio. Tra queste si annoverano accordi per incoraggiare un maggiore utilizzo di energia rinnovabile nei mercati emergenti, modalità per ridurre le emissioni di metano e un nuovo approccio per affrontare la mancanza di finanziamenti per l’azione sul clima.
La COP27 ha concordato l’istituzione di un fondo “perdite e danni” [1] per aiutare i paesi in via di sviluppo, più vulnerabili alle catastrofi naturali, a mitigare gli effetti negativi a lungo termine del cambiamento climatico. È dal vertice della Terra di Rio del 1992 che questi paesi chiedono aiuti finanziari correlati al clima.
Secondo un rapporto di 55 paesi vulnerabili [2], la stima delle loro perdite legate al clima raggiunge 525 miliardi USD in aggregato negli ultimi 20 anni. Si tratta del 20% del PIL di queste economie.
Senza finanziamenti da parte del Nord, il Sud del mondo, dove si trovano i paesi vulnerabili, probabilmente faticherà a raccogliere i fondi necessari per superare i crescenti impatti climatici, come inondazioni e siccità, dato il loro attuale indebitamento e le limitate risorse finanziarie.
Gli aiuti finanziari potrebbero invece stimolare la stabilità geopolitica ed economica nei paesi colpiti. Mitigare i terribili effetti del cambiamento climatico potrebbe limitare il suo impatto dirompente e, ad esempio, contenere la migrazione di massa dalle pianure alluvionali.
Mentre l’accordo sul fondo è incoraggiante, è ancora da determinare quali perdite dovrebbero essere censite come danni legati al cambiamento climatico. La definizione potrebbe includere i danni alle proprietà e alle infrastrutture. Potrebbe inoltre estendersi ai beni culturali e agli ecosistemi naturali che sono difficili da valutare. C’è poi da decidere quali paesi conferiranno risorse al fondo e quali dovrebbero riceverne sostegno.
ULTERIORE SOSTEGNO AI VULNERABILI
Tuttavia, 27 nuovi impegni per un valore di oltre 230 milioni USD sono stati assunti nei confronti dell’Adaptation Fund, un fondo separato che aiuta le comunità vulnerabili nei paesi in via di sviluppo ad adattarsi al cambiamento climatico. COP27 ha anche visto il lancio della Sharm El Sheikh Adaptation Agenda, che dettaglia 30 azioni da intraprendere entro il 2030 per migliorare la resilienza climatica di tali comunità.
Nonostante questi progressi, nel Piano di Attuazione di Sharm El Sheikh si esprime “grave preoccupazione” con riferimento all’obiettivo dei paesi sviluppati di mobilitare annualmente 100 miliardi USD di aiuti ai paesi in via di sviluppo colpiti dal clima [3]. Questo obiettivo non è ancora stato raggiunto.
I PAESI IN VIA DI SVILUPPO E LE RINNOVABILI
L’Indonesia ha firmato un accordo di 20 miliardi USD con i paesi sviluppati e i principali istituti di credito internazionali per coadiuvare la propria transizione dai combustibili fossili verso le fonti energetiche rinnovabili. L’accordo Just Energy Transition Partnership (JETP) rappresenta un passo importante per il paese, che è il terzo produttore mondiale di carbone.
Gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, l’UE, la Danimarca, la Francia, la Germania, l’Italia, la Norvegia e il Regno Unito forniranno insieme 10 miliardi USD, mentre gli altri 10 miliardi saranno forniti da istituti finanziari. Nell’ambito dell’accordo, l’Indonesia si è impegnata a garantire che le emissioni di gas serra da parte del suo settore elettrico inizino a scendere entro il 2030 e ha anticipato al 2050 il suo obiettivo di rendere il settore libero da emissioni.
Gli accordi del JETP non mirano solo a ridurre le emissioni nel settore energetico. Essi contribuiscono anche a sostenere la crescita economica, a creare nuovi posti di lavoro qualificati, a ridurre l’inquinamento e a contribuire a un futuro resiliente e prospero.
Il Sudafrica, un altro paese in via di sviluppo con alta produzione di carbone, è stato il primo paese a firmare un accordo JETP. L’India, le Filippine, il Vietnam e il Senegal osserveranno i progressi di questi accordi nell’ottica di sottoscriverne di simili.
Si sono registrati progressi sui paesi che hanno collaborato al raggiungimento dei loro obiettivi climatici nell’ambito dell’accordo di Parigi. Le regole di quest’ultimo consentono a un paese di pagare la riduzione delle emissioni di un altro e di contabilizzarla ai fini del proprio obiettivo di azzeramento.
Il Ghana e la Svizzera hanno convenuto che quest’ultima sosterrà la formazione di migliaia di coltivatori di riso ghanesi in pratiche agricole sostenibili. Ciò dovrebbe contribuire a ridurre le emissioni di metano.
RIDUZIONE DELLE EMISSIONI
Va notato che le Nazioni Unite hanno affermato che, per essere credibili, gli obiettivi di azzeramento delle emissioni nette devono prevedere una sostanziale riduzione delle emissioni entro il 2030 e non ritardare le azioni fino al 2050 [4]. Le industrie, le regioni e le città dovrebbero garantire chiarezza sugli impegni in direzione “net zero” e ridurre la quota di compensazioni di bassa qualità.
Poco prima della COP27, ci sono state notizie di un importante passo verso l’istituzione di uno standard di riferimento globale per l’informativa ai mercati dei capitali riguardo alle questioni inerenti al clima. È stato annunciato che l’organizzazione non-profit CDP integrerà lo standard IFRS S2 del Sustainability Standard Board (ISSB) nella sua piattaforma di informativa ambientale. Ciò, secondo CDP e ISSB, potrebbe tradursi in una “accelerata adozione degli standard ISSB in materia di divulgazione dei dati climatici in tutta l’economia globale”.
Sfortunatamente, non c’è stata una grande spinta verso l’accelerazione nella riduzione delle emissioni, nonostante gli impegni annunciati durante la conferenza, in particolare il passaggio dell’UE da un obiettivo di riduzione del 55% al 57%.
Il ruolo dei paesi emergenti è fondamentale per accelerare la riduzione delle emissioni globali entro il 2030. Oltre il 60% delle emissioni proviene da questi paesi, che devono ancora allineare i loro obiettivi a medio termine con l’obiettivo a lungo termine di neutralità del carbonio che molti paesi sviluppati stanno perseguendo nell’orizzonte 2050.
Grafico 1 – Emissioni di CO2 prodotte nel 2021 da alcuni paesi emergenti (tonnellate)
Fonte: www.globalcarbonproject.org, via ourworldindata.org
Secondo gli Stati Uniti e la UE, più di 150 paesi hanno ad oggi sottoscritto il progetto Global Methane Pledge. Si tratta di circa 50 in più rispetto a quando l’iniziativa è stata annunciata alla COP26. D’altra parte, i principali emittenti di metano, Cina e India, non hanno ancora sottoscritto l’impegno, e neanche la Russia l’ha fatto.
Tagliare le emissioni di metano è fondamentale per gli sforzi volti a limitare il riscaldamento globale a 1,5C. Dopo il biossido di carbonio, le emissioni di metano rappresentano la seconda maggiore causa del cambiamento climatico tra quelle dipendenti dall’uomo. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, tali emissioni hanno registrato un aumento record nel 2021 [5].
Affrontare questo tema richiede il ripensamento delle attività di coltivazione agricola e della produzione di bestiame, che sono le principali fonti del gas. Rientrano in quest’ambito l’adozione di nuove tecnologie, di diete ricche di verdure e di fonti alternative di proteine. La mitigazione può anche comportare la gestione delle emissioni provenienti da fonti come il settore petrolifero e del gas, dalle discariche e dalle miniere di carbone abbandonate.
Gli Stati Uniti stanno pianificando di rendere più restrittive le norme che regolano le perforazioni per lo sfruttamento di petrolio e gas. Le imprese estrattive dovranno recuperare tutte le fuoriuscite di gas, ridurre le emissioni da gas flaring e creare un “programma di risposta dei grandi emettitori” per individuare e risolvere rapidamente le perdite più rilevanti. La Environmental Protection Agency americana afferma che la revisione potrebbe tagliare le emissioni di metano del settore petrolifero e del gas in misura pari all’87% rispetto ai livelli del 2005.
Per aiutare ad affrontare la questione del metano, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) ha annunciato alla conferenza che sta lanciando il Methane Alert and Response System (MARS). Il sistema satellitare ad alta tecnologia avviserà i governi, le società e gli operatori di tutto il mondo sulle grandi fonti di metano in modo che possano intraprendere azioni di mitigazione rapida.
UN MIX FINANZIARIO PER LA SOSTENIBILITÀ
Il Piano di Implementazione di Sharm el-Sheikh stima che la transizione globale verso un’economia a basse emissioni di carbonio avrebbe bisogno di investimenti per un totale di almeno 4-6 miliardi di dollari all’anno. Secondo le Nazioni Unite, tale transizione richiederà che le banche centrali, le banche commerciali, gli investitori istituzionali e i governi agiscano rapidamente per affrontare la carenza di fondi.
La finanza mista – un mix di finanza pubblica e filantropica insieme al capitale privato – potrebbe essere la soluzione. L’utilizzo di fondi pubblici e filantropici può contribuire a ridurre i rischi nelle fasi iniziali, incoraggiando i capitali privati a investire e contribuendo a promuovere soluzioni di mitigazione e adattamento.
In quest’ottica, la presidenza del G20 indonesiano ha lanciato la Global Blended Finance (GBF) Alliance, che comprende partner come GFANZ [6], la Sustainable Development Solutions Network dell’ONU e la Rockefeller Foundation.
Altre recenti iniziative includono il lancio da parte degli Stati Uniti del fondo Climate Finance +, che supporta l’emissione di obbligazioni sostenibili in Indonesia, Mozambico, Zambia e alcuni altri paesi in via di sviluppo.
La Banca europea per gli investimenti ha presentato un quadro di iniziative per sostenere gli investimenti ambientali in tutto il mondo, con strumenti di consulenza che aiuteranno la realizzazione di benefici ambientali.
L’India prevede di emettere fino a 2 miliardi di dollari in green bond per il finanziamento di infrastrutture verdi nel primo trimestre del 2023. Separatamente, la Reserve Bank of India ha fornito una panoramica dei rischi connessi al clima e la sua strategia per la gestione dei nuovi rischi finanziari derivanti dal cambiamento climatico.
Note
[1] Si veda in proposito anche: It’s key that COP27 takes steps toward a just transition (bnpparibas-am.com)
[4] Vedi https://www.un.org/sites/un2.un.org/files/high-level_expert_group_n7b.pdf
[6] BNPP AM è membro della Glasgow Financial Alliance for net Zero.
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