Ecosistemi sani e funzionanti sono alla base delle nostre società: producono l’ ossigeno che respiriamo, aiutano a mitigare il cambiamento climatico e contribuiscono a sostenere almeno il 55% dell’economia mondiale [1]. Da qui la necessità di invertire la distruzione degli ecosistemi e la perdita di biodiversità. In questo articolo, Robert Alexandre Poujade discute i risultati della recente conferenza COP15 e alcuni dei passi che gli investitori possono adottare per affrontare la perdita di biodiversità.
Dato che il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità sono strettamente connessi, riteniamo che le strategie di investimento focalizzate sui temi ambientali possano contribuire ad affrontare entrambi. Ripristinare, proteggere e preservare le risorse della Terra e realizzare la transizione verso un’economia sostenibile “net zero” richiederà migliaia di miliardi di dollari nei decenni a venire.
Gli studi hanno dimostrato che il finanziamento della biodiversità è un investimento, non un costo. Le risorse finanziarie impiegate in quest’ambito mantengono servizi ecosistemici fondamentali che sono alla base dell’economia mondiale e generano rendimenti finanziari, economici e ecologici. Uno studio [2] ha scoperto che la distruzione della natura comporta una perdita economica stimata di 1,4 bilioni USD all’anno, ovvero il 1,6% del PIL mondiale. Si stima che 44mila miliardi di USD di generazione di valore economico – oltre la metà del PIL mondiale – dipenda moderatamente o altamente dalla natura e dai suoi servizi [3].
Anche se il numero di prodotti di asset management focalizzati sulla biodiversità è in aumento, i fondi incentrati sul clima li superano largamente in numero. I fondi che hanno strategie a tema biodiversità sono 14 e gestiscono circa 1,6 miliardi di USD. Al contrario, secondo Morningstar, esistono a livello globale circa 1.100 fondi dedicati alla questione climatica, con attivi per 350 miliardi di dollari [4].
COME PROTEGGERE LA NATURA
Alla COP15, circa 200 paesi hanno raggiunto un accordo sul nuovo Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (GBF). Il fulcro di questo patto risiede nell’obiettivo di proteggere il 30% della natura entro il 2030 (“30 × 30”). Finanziariamente, ciò ha senso. Una relazione dell’Università di Cambridge ha calcolato che i benefici finanziari derivanti dalla protezione del 30% dei terreni e degli oceani a livello mondiale superano di cinque volte i costi connessi [5].
I governi, inoltre, si sono impegnati a eliminare gradualmente le sovvenzioni che sono dannose per la natura. In base ad alcune stime, i sussidi collegati alla perdita di biodiversità costano circa 2mila miliardi di dollari all’anno [6].
L’accordo ha fissato un obiettivo di spesa 200 miliardi di dollari all’anno per la conservazione del patrimonio naturale. In aggiunta al denaro pubblico, le risorse potrebbero essere reperite facendo leva sulla finanza privata, sulla promozione della finanza mista, e incoraggiando il settore privato a investire nella biodiversità attraverso i fondi a impatto e altri strumenti.
Inoltre, l’inquinamento dovrà essere ridotto: l’obiettivo è quello di eliminare l’inquinamento da plastica e di ridurre del 50% il rischio complessivo legato ai pesticidi attraverso la gestione integrata dei parassiti.
LA TRASPARENZA È FONDAMENTALE PER COMPRENDERE IL RISCHIO
Gli investitori richiedono alle imprese di divulgare i dati ambientali per aiutarli a valutare l’impatto di un’azienda sulla biodiversità. Tuttavia, i dati del CDP (Carbon Disclosure Project), l’organizzazione senza scopo di lucro che gestisce il più grande sistema di divulgazione ambientale del mondo, hanno dimostrato che la maggior parte delle aziende non sta traducendo l’impegno sulla biodiversità in azioni concrete [3].
Grafico 1 – Percentuale aree coperte da misure di conservazione
Fonte: Dati ONU da Explore the World’s Protected Areas (protectedplanet.net), gennaio 2023
Mentre il 31% delle 8.850 aziende intervistate da CDP si è pubblicamente impegnato e/o ha approvato iniziative legate alla biodiversità e un ulteriore 25% si propone di farlo nei prossimi due anni, più del 50% delle imprese non ha adottato alcuna iniziativa pratica per dar corso ai propri impegni in materia. Il CDP ha anche detto di recente che circa 29.500 aziende hanno ricevuto un punteggio “F” per non avere fornito riscontro alle richieste di trasparenza informativa in materia ambientale.
Il Global Biodiversity Framework (GBF) invita i governi ad adottare misure per incoraggiare le imprese e gli istituti finanziari a rivelare i loro rischi, dipendenze e impatti legati alla biodiversità.
È probabile che le pressioni per una maggiore trasparenza spingano le imprese ad intraprendere un maggior numero di iniziative mirate a ridurre la perdita di biodiversità. Ciò dovrebbe aiutare gli investitori a comprendere i rischi e le opportunità legati alla biodiversità nei loro portafogli.
COSA POSSONO FARE GLI INVESTITORI E I GESTORI DI PATRIMONI?
I negoziatori alla COP15 hanno convenuto che il settore della finanza deve investire in soluzioni in grado di fermare e invertire la perdita di patrimonio naturale entro la fine del 2030. Secondo l’Istituto Paulson, i finanziamenti per la tutela dei sistemi naturali sono oggi insufficienti in misura pari a 700 miliardi di dollari [8]. L’Istituto Paulson individua due modi per ridurre questo divario:
- Ridurre i sussidi dannosi per la biodiversità
- Aumentare le risorse finanziarie per la biodiversità.
Queste risorse annoverano i mercati del carbonio, le compensazioni della biodiversità e i prodotti finanziari verdi. Oltre ad avallare la sezione del GBF dedicata alla trasparenza informativa, BNPP AM sostiene ufficialmente i seguenti obiettivi:
- Concordare un quadro globale post-2020 ambizioso e trasformativo che richieda l’allineamento dei flussi finanziari agli obiettivi globali sulla biodiversità
- Rafforzare le strategie per la biodiversità a livello nazionale e i piani d’azione per garantire un’attuazione efficace del quadro e applicare le politiche nazionali per realizzare gli obiettivi in materia di biodiversità
- Stabilire un contesto normativo che consenta agli istituti finanziari di affrontare i rischi e le opportunità connessi alla biodiversità, anche mediante l’introduzione di requisiti di informativa aziendale coerenti e utili al processo decisionale
Nel 2021 BNPP AM ha pubblicato una “roadmap” sulla biodiversità che indica la strada da percorrere per ridurre le perdite di patrimonio naturale. Crediamo che affrontare questo rischio sistemico per il sistema finanziario richieda una risposta collaborativa. Di conseguenza, alla COP15, abbiamo annunciato insieme ad altri investitori la formazione di Nature Action 100 [9]. Questa iniziativa incoraggia gli investitori a promuovere presso le società in cui investono l’adozione di azioni urgenti nel campo delle dipendenze e dei rischi connessi alla natura. L’iniziativa sarà formalmente lanciata nella primavera del 2023.
Adam Kanzer, responsabile della Stewardship per le Americhe, ha detto: “Nel corso degli anni, ci sono stati molte importanti azioni di engagement degli investitori nei confronti delle società che hanno toccato gli aspetti della crisi della biodiversità, ma nessuna che collocasse la biodiversità al centro, concentrandosi sull’inversione della perdita di patrimonio naturale entro il 2030. Nature Action 100 intende colmare quel divario, impegnando un’ampia gamma di aziende sulla riduzione dei loro impatti più significativi, aiutandole a posizionarsi su percorsi positivi. Non abbiamo tempo da perdere“.
Note
[1] Vedi: https://www.swissre.com/media/press-release/nr-20200923-biodiversity-and-ecosystems-services.html
[3] Vedi: https://www3.weforum.org/docs/WEF_New_Nature_Economy_Report_2020.pdf
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