Un’opportunità d’investimento per i prossimi decenni: l’ambiente

Questa settimana, Edward Lees, Co-responsabile dell’Environmental Strategies Group, analizza con il nostro senior investment strategist Daniel Morris le prospettive di investimento nel settore dell’ambiente.

Le preoccupazioni sollevate dal riscaldamento globale e dalle questioni ambientali in generale rendono sempre più impellente la necessità di nuove tecnologie e fonti di energia. Le soluzioni sono legate alla gravità dell’attuale pandemia, nel senso che le misure di stimolo adottate per sostenere l’economia dovrebbero essere orientate verso la sostenibilità.

In altre parole, è opinione sempre più diffusa che i fondi stanziati per affrontare le ricadute economiche della crisi sanitaria vadano associati a misure idonee a contrastare i cambiamenti climatici e altre sfide come l’inquinamento, la carenza idrica, le inondazioni e l’elettrificazione.

In effetti, la pandemia di coronavirus è servita a ricordare altri problemi globali ed esistenziali. Si prevede che la popolazione mondiale crescerà di 2 miliardi di persone per raggiungere i 9 miliardi entro il 2035 e che la crescita demografica, insieme all’incremento dei redditi, farà lievitare la domanda di energia, cibo e acqua del 35-50% entro quell’anno, con tutte le emissioni aggiuntive che ne conseguiranno. COVID-19 o no, questi problemi non sono affatto scomparsi.

D’altro canto, e questo è incoraggiante, la pandemia ha dimostrato che è possibile adottare misure di ampia portata in tempi abbastanza rapidi e agire in modo coordinato, anche a livello globale, di fronte a una minaccia. Un approccio di questo tipo è necessario anche per affrontare questioni climatiche interconnesse, come la domanda di risorse e la “decarbonizzazione”, che implicano investimenti per decine di miliardi di dollari.

Ampio supporto per risolvere i problemi

Altrettanto incoraggiante è sapere che la spinta per l’adozione di misure volte ad affrontare queste sfide ambientali è ampiamente sostenuta, non solo dall’opinione pubblica, ma anche da un quadro annunciato e pianificato di regolamentazione governativa.

  • Negli USA, il candidato alla presidenza Joe Biden ha abbracciato il concetto di “Green New Deal” con l’obiettivo di rivitalizzare il settore energetico per rendere gli Stati Uniti una superpotenza energetica globale.
  • Sempre negli USA, il piano di stimoli a lungo termine del partito Democratico prevede la sostituzione di oltre 200.000 autocarri inquinanti e spesso inaffidabili del servizio postale americano con veicoli elettrici.
  • In Europa, la Commissione Europea ha presentato una tabella di marcia che mira, tra l’altro, ad azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050, cerca di trasformare le sfide climatiche e ambientali in opportunità e intende rendere la transizione equa e inclusiva per tutti.

Una cosa è certa: da un giorno all’altro, i governi sono stati chiamati a combattere un virus e mettere in campo stimoli adeguati, il che rappresenta il più grande e importante tema di investimento in cui mi sono imbattuto nel corso della mia carriera.

Un’ampia gamma di opportunità in tutti i settori del mondo

Volendo approfondire le opportunità, è impossibile non notare come la gamma sia davvero ampia: dall’energia ai materiali, dall’agricoltura all’industria. Noi ci focalizzeremmo sulle aziende che forniscono soluzioni per decarbonizzare questi segmenti e mercati.

L’universo d’investimento spazia dall’energia solare ed eolica alle batterie, dall’elettrificazione all’edilizia “green”, dai biocombustibili al rilevamento e controllo dell’inquinamento. Personalmente sono molto attratto dalle opportunità offerte da sistemi di trasporto più ecologici e puliti e dalle spedizioni marittime.

Mi preme sottolineare che in questi ambiti è possibile assumere sia posizioni lunghe in aziende ben posizionate – ovvero leader di settore – sia posizioni corte in realtà apparentemente incluse nel gruppo dei “perdenti”.

A titolo di esempio e forse anche un po’ a sorpresa, noi abbiamo posizioni lunghe in aziende siderurgiche, perché riteniamo che il loro contributo sia vitale per una “green resolution”, non da ultimo in termini di produzione di auto più ecologiche o turbine eoliche. Quindi investiremmo tranquillamente in un’azienda che acquista scarti di acciaio, e non minerale di ferro, risparmiando così sui costi di input, o ancora in una società che impiega energie rinnovabili, e non coke, per le operazioni di fusione. Sforzi di questo tipo si traducono in margini più elevati e in una minore intensità di carbonio: il vantaggio quindi non è solo a livello ecologico, ma anche economico.

Crescita all’ennesima potenza – Adesso e nel prossimo futuro

Parlando di ritorno economico, l’opportunità di crescita è evidente. Infatti, come accennavo in precedenza, per quanto la risposta politica globale stia diventando sempre più coordinata, anche le dimensioni del problema stanno crescendo e con esse le possibili soluzioni.

Per fare un esempio, il mercato globale dell’eolico offshore è destinato a registrare una notevole espansione nei prossimi vent’anni. L’Agenzia internazionale per l’energia prevede una crescita del 13% annuo e un aumento di 15 volte la capacità entro il 2040, tanto che nei prossimi due anni, questo settore raggiungerà verosimilmente i 1.000 miliardi di dollari.[1]

L’Unione Europea ha individuato nell’idrogeno – una fonte di energia pulita – lo strumento chiave per conseguire i suoi obiettivi Green Deal per il 2050, annunciando investimenti cumulativi nell’idrogeno rinnovabile in Europa finanche a 180-470 miliardi di euro entro il 2050. [2] A parte questo, si stima che il fatturato dell’economia dell’idrogeno salirà dagli attuali 2 miliardi a 140 miliardi di euro [3] entro 2030.

Si tratta quindi di opportunità a lungo termine e le soluzioni alle sfide ambientali richiedono investimenti su larga scala, nell’ordine di decine di miliardi di dollari.

Sostenibilità e rendimenti sostenibili

È ovvio che non stiamo parlando solo di sostenibilità, ma anche di rendimenti sostenibili.

Ci sono prove sempre più evidenti che dimostrano come gli investimenti in aziende con forti punteggi ambientali superino nel tempo quelli in realtà meno meritevoli, o ancora come le aziende ben posizionate per trarre vantaggio dalle sfide ambientali riescano a sovraperformare quelle meno preparate o con asset non recuperabili o tecnologie poco avanzate.

Un investimento in tali società aggiunge alfa ai portafogli, riducendo al contempo il rischio. L’andamento di queste realtà, inoltre, risulta più stabile nel tempo: tendono infatti a soffrire meno nelle fasi di contrazione e sono meno suscettibili alle oscillazioni del mercato.

Tutto questo si riflette nell’attenzione degli investitori: e così i temi legati alla sostenibilità hanno registrato un afflusso di fondi anche nella prima metà di quest’anno, quando lo scoppio del coronavirus e la successiva pandemia hanno disorientato molti operatori di mercato.


Ascolta anche

Market Weekly – L’ambiente: una straordinaria opportunità d’investimento (podcast)


[1] Fonte: https://www.iea.org/reports/offshore-wind-outlook-2019

[2] Fonte: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/qanda_20_1257

[3] Fonte: https://www.pv-magazine.com/2020/06/19/leaked-eu-hydrogen-strategy-eyes-e140-billion-turnover-by-2030/


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