Le aspettative di consenso per un atterraggio morbido dell’economia globale saranno messe alla prova nel 2025 a causa dei grandi cambiamenti politici e dei rischi che ne derivano per la stabilità economica.
L’incertezza metterà alla prova sia le banche centrali che dovranno tracciare la politica monetaria, sia gli investitori alle prese con le politiche della nuova amministrazione USA, un’Europa vulnerabile e una Cina in difficoltà.
Riteniamo che gli investitori debbano concentrarsi sul lungo termine e sulle opportunità offerte dalla sostenibilità ambientale, dalla transizione energetica e dal passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio. Per il 2025 prevediamo che la finanza di transizione, gli investimenti nell’adattamento climatico e l’allocazione del capitale naturale saranno in cima alla lista delle priorità per gli investitori attenti alla sostenibilità.
Inoltre, vediamo che l’intelligenza artificiale continua a guidare l’innovazione, creando nuove opportunità di investimento. Riteniamo che il credito privato sia un segmento in grado di offrire agli investitori una ricca pipeline di opportunità. Per coloro che si concentrano sul reddito, c’è un’ampia gamma di opportunità obbligazionarie e, per coloro che desiderano vantaggi di diversificazione, il debito dei mercati emergenti sia un’asset class a cui guardare con interesse.
Tre temi legati alla sostenibilità per il 2025

Alexander Bernhardt, Global Head of Sustainability Research, Boston
A nostro parere, nel 2025, la finanza di transizione, gli investimenti per l’adattamento climatico e le allocazioni in capitale naturale arriveranno in cima alla lista delle priorità degli investitori attenti agli aspetti ESG. Le crescenti sfide climatiche a livello globale e l’evolversi del panorama normativo definiranno l’agenda.
Il maggiore accesso agli investimenti sul mercato privato rende questi temi sempre più disponibili per un gruppo più ampio di investitori.
- La finanza di transizione svolge un ruolo fondamentale nell’aiutare i settori ad alte emissioni, come quello energetico e dell’industria pesante, a passare ad attività più sostenibili. Per gli investitori, questo rappresenta un’opportunità per sostenere le aziende nei loro sforzi di decarbonizzazione, attenuando i rischi associati agli stranded asset, dato che le attività ad alta intensità di carbonio sono sottoposte a un esame sempre più severo. Finanziando i percorsi di transizione, gli investitori possono attingere alla creazione di valore a lungo termine allineandosi agli obiettivi climatici. La sfida di questo approccio consisterà nel sottoscrivere la fermezza e l’integrità degli impegni di decarbonizzazione delle aziende, che potrebbero essere incostanti. Occorrono quadri politici solidi per inviare i giusti segnali. Il settore deve affrontare questa sfida a testa alta. Nel maggio del 2025 entreranno in vigore le linee guida dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) sulla denominazione dei fondi, secondo cui tutti i fondi che utilizzano termini legati alla “transizione” nella propria denominazione dovranno dimostrare di effettuare investimenti che si situano su un percorso chiaro e misurabile di transizione sociale o ambientale.
- Attualmente la transizione non è abbastanza rapida da evitare impatti fisici significativi dovuti al cambiamento climatico, come fenomeni meteorologici estremi e l’innalzamento del livello del mare, per cui è fondamentale investire nell’adattamento climatico. Gli investitori che si concentrano sulle strategie di resilienza climatica per le aziende vulnerabili o per gli emittenti di titoli non societari possono ridurre la propria esposizione alle perdite economiche.
Ci aspettiamo di vedere questo tema nella lista delle priorità di un numero crescente di emittenti di debito sovrano e di investitori. Questi ultimi dovrebbero stare all’erta per individuare l’arrivo sul mercato di altri fondi a tema adattamento (in particolare, questo tema non rientra direttamente nelle linee guida dell’ESMA). - Oltre alla costruzione di infrastrutture tradizionali, gli investimenti in capitale naturale diverranno fondamentali sia per gli sforzi di transizione che di adattamento climatico.
Investire in foreste, aziende agricole o risorse idriche significa ripristinare e preservare i benefici degli ecosistemi, ridurre il degrado ambientale e migliorare la stabilità economica.
Dal momento che la perdita di biodiversità minaccia le catene di approvvigionamento globali, investire nell’agricoltura rigenerativa, nella silvicoltura e nella conservazione delle acque non è solo socialmente responsabile, ma è anche finanziariamente prudente. I governi e le istituzioni riconoscono sempre più il capitale naturale come un bene prezioso, incentivando ulteriormente gli investitori a dargli priorità.

Macroeconomia

Richard Barwell, Head of Macro Research and Investment Strategy, Londra
Negli ultimi mesi è diventato sempre più chiaro che le pressioni inflazionistiche si sono attenuate, consentendo alle banche centrali di tutto il mondo di iniziare ad allentare la politica monetaria. Con l’inizio del 2025, il mercato dovrà concentrarsi su due questioni:
- Che direzione prenderà l’economia globale in futuro?
- In che modo la geopolitica modellerà il risultato?
Secondo le aspettative di consenso assisteremo a un atterraggio morbido dell’economia globale, con l’inflazione che tornerà ai livelli target e l’economia procederà senza grossi scossoni, crescendo a un ritmo ragionevole con una disoccupazione bassa e stabile e consentendo alle banche centrali di continuare a tagliare i tassi d’interesse fino ai cosiddetti livelli neutrali. Per gli investitori questo sarebbe davvero un lieto fine alla paura dell’inflazione. Tassi d’interesse inferiori associati alla costante ripresa dell’attività costituiscono una marea montante in grado di sollevare molte asset class.
Questo lieto fine però è tutt’altro che assicurato. Una possibilità potrebbe essere quella di “nessun atterraggio”. La ripresa potrebbe riacquisire slancio, forse spinta da condizioni finanziarie più favorevoli. Tuttavia questa non può essere la fine della storia.
Una crescita più sostenuta della spesa e un calo della disoccupazione potrebbero facilmente riaccendere le pressioni inflazionistiche, costringendo a un ripensamento all’interno della comunità delle banche centrali. Quando si tratta di inflazione, è probabile che i responsabili politici una volta scottati adottino un approccio doppiamente prudente; i tassi d’interesse potrebbero quindi dover tornare a salire e questa volta rimanere alti per un periodo prolungato di tempo per poi riportare definitivamente l’inflazione verso i livelli target.
Finora il prezzo da pagare per far fronte all’inflazione è stato sorprendentemente basso. Ci saremmo aspettati che un inasprimento coordinato della politica monetaria in tutto il mondo avrebbe portato a un indebolimento della spesa e a un aumento della disoccupazione. Ma quest’ultimo, in particolare, non si è verificato.
In effetti, il tasso di disoccupazione segna tuttora nuovi minimi nell’eurozona. Tuttavia, sarebbe ottimistico presumere che non ci sarà alcun impatto sull’economia reale se i tassi ufficiali dovessero essere innalzati e rimanere alti. In altre parole, lo scenario “nessun atterraggio” potrebbe facilmente concludersi con una recessione.
Quando si tratta di inflazione, è probabile che i responsabili politici una volta scottati adottino
un approccio doppiamente prudente.
E potrebbe essere proprio la recessione – o il cosiddetto atterraggio duro – la prossima direzione. Dopo tutto, la crescita è già poco incoraggiante in alcuni settori dell’economia globale. In questo scenario, l’orientamento della politica monetaria dovrà rapidamente passare da restrittivo ad accomodante. I tassi d’interesse dovranno essere ridotti al di sotto della soglia di neutralità, per stimolare la spesa.
Una delle caratteristiche più evidenti del 2024 è stata la disponibilità della comunità degli investitori globali a rivedere ripetutamente il proprio parere sulla probabilità che si verifichino questi diversi scenari in base all’arrivo di nuove informazioni, sia che si tratti di dati sullo stato di salute del mercato del lavoro statunitense, sia che si tratti di notizie sull’evoluzione della risposta politica delle autorità cinesi.
Come sempre, un’unica narrazione globale non può cogliere le grandi differenze che vi sono nelle prospettive economiche di tutto il mondo. Negli ultimi anni, l’economia statunitense ha costantemente superato quella degli omologhi europei. Tuttavia, sono iniziati a sorgere timori in merito al fatto che gli Stati Uniti riescano a sostenere l’attuale ritmo di crescita, con i dati sui posti di lavoro vacanti e sull’occupazione interpretati come un possibile indicatore di raffreddamento dell’economia.
La crescita è stata anemica in gran parte dell’Europa, con l’economia tedesca in particolare che ha dovuto affrontare venti contrari ciclici e strutturali, e i dati dei sondaggi non segnalano ancora un cambio di passo. Da ultimo, ma non per questo meno importante, anche l’economia cinese ha registrato difficoltà, afflitta da problemi di lunga data nel mercato immobiliare, che hanno portato le autorità ad annunciare un significativo pacchetto di stimoli.
L’attenzione si sposta ora sulla geopolitica con l’elezione di Donald Trump a prossimo Presidente degli Stati Uniti. I contorni generali dell’agenda di Trump sono ben noti, date le politiche perseguite durante l’ultimo mandato e i suoi commenti in campagna elettorale. Ciò che conta per i mercati sono le politiche specifiche che alla fine verranno attuate e il loro probabile impatto sull’economia e sui prezzi degli asset. Che si tratti di tasse, dazi, deregolamentazione, politica estera, immigrazione o del suo approccio alla Federal Reserve, permane una notevole incertezza su quando, se e quale scelta politica verrà effettuata.
Ciò che conta per i mercati sono le politiche specifiche che alla fine verranno attuate e il loro probabile impatto sull’economia e sui prezzi degli asset
Questa incertezza potrebbe non essere risolta per molti mesi a venire e questo potrebbe avere un impatto raggelante sul comportamento delle aziende nel breve periodo. Le aziende potrebbero mettere in pausa i propri piani d’investimento o assunzione fino a quando il panorama macroeconomico non diverrà più chiaro, nel qual caso i mercati potrebbero dover fare i conti con la debolezza dei dati prima di entrare nel dettaglio delle politiche.

Prospettive dei mercati finanziari

Daniel Morris, Chief Market Strategist, Londre
La vittoria schiacciante dei Repubblicani alle elezioni statunitensi dovrebbe favorire i mercati azionari, in particolare quelli degli Stati Uniti, se il modello della prima amministrazione Trump sarà ritenuto indicativo. Il rischio è, da un lato, che la crescita acceleri troppo e l’economia statunitense si surriscaldi, oppure, dall’altro, che gli ampi sgravi fiscali provochino una reazione negativa da parte del mercato obbligazionario. Dovremo aspettare fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza, non solo sulle proposte politiche ma anche su ciò che potrà essere effettivamente attuato.
A parte gli sviluppi politici, le banche centrali dei mercati sviluppati stanno tagliando i tassi ufficiali. Questo dovrebbe favorire sia i titoli azionari, grazie al calo dei costi di finanziamento a breve termine, che il reddito fisso, in quanto la componente dei tassi ufficiali dei rendimenti obbligazionari diminuisce. Naturalmente, anticipare la reazione dei mercati non è così semplice, perché l’altro fattore, probabilmente più importante, che guida i prezzi degli asset è la crescita economica.
Inizialmente gli investitori dovrebbero essere cauti nell’anticipare rendimenti azionari positivi durante un ciclo di taglio dei tassi, dato che quattro degli ultimi cinque cicli di questo tipo negli Stati Uniti hanno coinciso con una recessione (si veda il Grafico 1). Non sorprende che l’inizio di una recessione abbia portato a rendimenti negativi per le azioni e a guadagni per i titoli di Stato.
La considerazione fondamentale per anticipare i rendimenti del prossimo anno è se il 2025 sarà eccezionale o meno per non avere una recessione.
L’opinione comune è che gli Stati Uniti vedranno effettivamente un atterraggio morbido: la crescita rallenterà ma resterà positiva, mentre l’inflazione tornerà verso il livello target del 2% fissato dalla Fed. L’Europa ha già registrato un rallentamento, ma riteniamo che il 2025 dovrebbe segnare un rimbalzo molto modesto. Una crescita economica positiva sosterrebbe i mercati azionari e gli utili, portando a un aumento dei prezzi nel prossimo anno.
Gli Stati Uniti continuano ad essere la regione di nostra elezione. L’entusiasmo per l’Intelligenza Artificiale è stato il principale catalizzatore dell’aumento degli utili nel 2024; la maggior parte di questi è derivata dai titoli che compongono l’indice tecnologico NASDAQ 100, mentre il resto del mercato ha registrato una crescita appena positiva. Per il prossimo anno prevediamo una distribuzione più equilibrata, anche se gli utili in crescita del NASDAQ saranno ancora superiori (si veda il Grafico 2) Anche le azioni europee dovrebbero registrare guadagni, ma ancora una volta in ritardo rispetto alla maggior parte degli altri mercati principali. La regione continua ad essere ostacolata dal peso della geopolitica e dalle sfide strutturali che la sua maggiore economia, la Germania, si trova ad affrontare.
In Europa la domanda dei consumatori dovrà rimbalzare in modo molto più marcato di quanto prevediamo, affinché i settori legati ai consumi possano prosperare. Gli esportatori beneficeranno della robusta crescita degli Stati Uniti, anche se i dazi restano un problema. È improbabile che la Cina attiri i prodotti europei come ha fatto in passato.

Il potenziale di rendimenti superiori in Cina dipenderà principalmente dagli interventi delle autorità centrali. La Cina continua ad essere un caso a sé per la sua dipendenza dalla politica di governo che guida la crescita economica e, pertanto, gli utili aziendali.
Pur prevedendo costanti misure di stimolo da parte di Pechino, non sembra probabile un sostanziale cambiamento di rotta nella politica economica; probabilmente Pechino continuerà a concentrarsi sugli investimenti in nuovi settori in via di sviluppo, piuttosto che alimentare i consumi delle famiglie o salvare i costruttori immobiliari.
Ci chiediamo se gli investimenti in questi settori privilegiati saranno in grado di generare una crescita per l’intera economia al ritmo auspicato dalle autorità. Senza una ripresa più decisa del mercato immobiliare, è probabile che il sentiment dei consumatori permanga depresso. Anche il ricorso alle esportazioni potrebbe rivelarsi insufficiente a causa del crescente protezionismo a livello globale.
A parte gli sviluppi politici, le banche centrali dei mercati sviluppati stanno tagliando i tassi ufficiali
Gli utili dovrebbero comunque aumentare, di oltre l’11% su base annua se le stime di consenso sono corrette, anche se non molto di più rispetto all’Europa, che si attesta al 9%. Le valutazioni sono basse rispetto ai dati storici, ma potrebbe esservi uno sconto permanente sui multipli rispetto al passato, il che significa che i rapporti prezzo-utili non torneranno necessariamente alla media.

Reddito fisso
Il rischio per le aspettative di mercato sui tassi a breve termine negli Stati Uniti deriva dall’impatto potenzialmente inflazionistico delle politiche della nuova amministrazione Trump (immigrazione più rigida, dazi, sgravi fiscali). A questo punto, tuttavia, si possono solo fare ipotesi su ciò che verrà effettivamente implementato.
I rendimenti dei Treasury a lungo termine potrebbero aumentare per riflettere l’incertezza sulle prospettive dell’inflazione, per non parlare del deficit di bilancio statunitense. Un’estensione o un ampliamento degli sgravi fiscali porterebbe solo a un ulteriore deterioramento delle prospettive fiscali. Come sempre, tuttavia, non è chiaro se e quando il mercato deciderà di scontare pienamente questi rischi. Prevediamo un continuo sostegno dei prezzi dell’oro, in quanto gli investitori sono alla ricerca di beni rifugio alternativi.
I rendimenti dei Treasury a lungo termine potrebbero aumentare per riflettere l’incertezza sulle prospettive dell’inflazione
Il credito investment grade dovrebbe offrire rendimenti superiori rispetto ai titoli di Stato, dato che gli spread rimangono contenuti in un contesto di crescita economica stabile. Gli spread sono tuttavia ridotti, sia negli Stati Uniti che nell’eurozona, sia per i titoli investment grade che high yield. Sono tuttavia migliori per il credito investment grade dell’eurozona e riteniamo che questa asset class offra i migliori rendimenti corretti per il rischio.

Il credito privato apre agli investitori


Koye Somefun, Head of Multi-Assets & Solutions in Quant Research Group, Amsterdam
Stéphane Blanchoz, Head of Alternative Solutions, Parigi
Il mercato del credito privato continua ad espandersi e maturare e apre agli investitori retail. Stéphane Blanchoz e Koye Somefun esplorano i trend che guidano il mercato ed esaminano le considerazioni per gli investitori, esistenti e nuovi, per l’anno a venire.
Il regolamento ELTIF 2.0 rende più democratico l’accesso nell’Unione europea
Da quando le banche sono state costrette ad inasprire gli standard di prestito e a ridurre il rischio di bilancio a seguito della crisi finanziaria globale, i prestatori non bancari hanno svolto un ruolo sempre maggiore nel concedere prestiti direttamente ai mutuatari. Il mercato del credito privato è cresciuto rapidamente, raggiungendo circa 1.500 miliardi di dollari USA all’inizio del 2024, e si prevede che si espanderà a 2.800 miliardi di dollari USA entro il 2028. Tuttavia, questa asset class è stata storicamente appannaggio delle grandi istituzioni che possono soddisfare elevati requisiti di investimento minimo e impegnarsi in periodi di lock-up di otto anni o più.
La nuova versione del regolamento sui fondi di investimento europei a lungo termine, denominata ELTIF 2.0, annuncia una democratizzazione del credito privato, consentendo la creazione e la distribuzione di fondi accessibili agli investitori retail. A differenza dei fondi chiusi attraverso i quali i grandi investitori hanno normalmente investito in questa asset class, i veicoli che operano ai sensi del regolamento ELTIF 2.0 possono essere strutturati come fondi evergreen: fondi aperti senza data di scadenza fissa, che investono in prestiti di diverse scadenze o annate. Tali fondi offrono una maggiore flessibilità in quanto il capitale non è bloccato: gli investitori possono riscattare le quote periodicamente. È inoltre probabile che abbiano soglie inferiori di investimento minimo.
La disponibilità di questi fondi in Europa fa parte di un trend più ampio che è destinato a trasformare il mercato nel 2025 e oltre. L’accesso agli investitori retail si sta ampliando anche in Asia, mentre negli Stati Uniti la Securities and Exchange Commission sta valutando le richieste per i primi exchange-traded fund (ETF) sul credito privato.
Le partnership rimodellano il mercato
Un importante trend nei mercati del credito privato è la creazione di partnership, attraverso joint venture o acquisizioni, tra compagnie di assicurazione, banche e gestori patrimoniali. Queste partnership riuniscono tutti i soggetti necessari per gli investimenti nel credito privato, da quelli che dispongono dei fondi da prestare a quelli che hanno un portafoglio clienti a cui concedere i prestiti. I gestori patrimoniali ottengono un accesso privilegiato alle operazioni, nonché una base per la distribuzione sotto forma di partner assicurativo o di private banking, eliminando la necessità di raccogliere fondi.
Questo trend sembra destinato a proseguire nel 2025, favorendo una maggiore efficienza nei mercati del credito privato e contribuendo alla maturazione di questa asset class.
La scalabilità diventa un elemento di differenziazione
In assenza delle agenzie di rating e del flusso di informazioni che supportano la valutazione degli investimenti nei mercati obbligazionari pubblici, l’analisi delle transazioni del credito privato risulta essere relativamente impegnativa. Il risultato è una concorrenza spietata per le transazioni di maggiore entità.
Oggi, tuttavia, stiamo assistendo a uno spostamento dei prestatori diretti nel mercato medio e medio-basso, dove l’accesso a diverse tipologie di società rappresenta una potenziale fonte di diversificazione e opportunità. La sfida è l’informazione. Per coloro che hanno i contatti e l’organizzazione, la capacità di scalare i prestiti in modo efficiente per questa parte del mercato ha il potenziale per essere un elemento di differenziazione nel 2025.
I requisiti degli investitori guidano la sostenibilità
Nel credito privato, come in altre asset class, la sostenibilità è un requisito per gli investitori europei. Tuttavia, così come le caratteristiche di credito delle transazioni sul debito privato richiedono un’analisi più specifica rispetto ai mercati pubblici, i gestori hanno bisogno di metodologie proprie per valutare la sostenibilità dei mutuatari privati.
I gestori che fin dall’inizio hanno preso sul serio l’attenzione per la sostenibilità hanno ormai formalizzato e incorporato i quadri di sostenibilità e possono guidare i progressi futuri. Mentre le società più grandi devono soddisfare i requisiti di divulgazione, le società più piccole, che non hanno mai avuto accesso ai mercati dei capitali, hanno meno familiarità con le questioni ESG che interessano gli investitori. Il processo di ricerca delle risposte può comportare un notevole lavoro di formazione.
La concentrazione di LBO è un rischio da gestire
Il credito privato svolge un ruolo sempre più importante nel finanziamento delle attività di leveraged buyout (LBO), con l’86% dei prestiti concessi al mercato in settembre del 2023 rispetto al 65% del 2021. Secondo i dati raccolti da Preqin, il 40% di tutte le operazioni di credito privato dal 2010 è stato utilizzato per finanziare buyout.
Un’altra categoria correlata è quella del public-to-private, in cui il capitale viene utilizzato per trasferire la proprietà di un’impresa, che passa da pubblica a privata acquisendo la maggior parte delle sue azioni. Questa categoria rappresenta solo il 2% del totale delle operazioni registrate da Preqin, ma rappresenta il 31% del valore totale delle stesse.
La somma delle transazioni di buyout e di public-to-private rappresenta il 71% del valore totale delle operazioni. Il finanziamento di queste attività comporta rischi specifici, pertanto sarà importante che gli investitori si assicurino di mantenere una certa diversificazione ed evitino di seguire questo trend al rialzo.
La disintermediazione bancaria in corso amplia il ventaglio di opportunità
Oltre al credito privato corporate, il mercato del debito privato comprende il debito di real asset, come il debito per le infrastrutture e il debito immobiliare, emesso da istituzioni non bancarie. Queste diverse categorie consentono agli investitori di creare portafogli diversificati con un’ampia esposizione a settori diversi dell’economia reale e a fasi diverse del ciclo economico.

Con lo sviluppo e la maturazione di questa asset classe e il continuo trend della disintermediazione bancaria, ci aspettiamo di assistere a una più ampia gamma di iniziative di credito privato, tra cui finanziamenti garantiti da attività, leasing di attrezzature ed espansione nei mercati immobiliari di nicchia.
Considerazioni d’investimento per il 2025
È importante notare che il credito privato non deve essere visto come un’asset class opportunistica, ma piuttosto come un’asset class a lungo termine, legata al trend strutturale di disintermediazione bancaria.
Per coloro che puntano alla diversificazione sul mercato nel 2025, la chiave è cercare un partner che abbia accesso ai mutuatari, esperienza nella negoziazione, nella chiusura e nel monitoraggio dei prestiti e un quadro credibile per la gestione della liquidità.
Il credito privato non deve essere visto come un’asset class opportunistica
Riteniamo che il credito privato sia ben posizionato per attirare afflussi nel 2025. I fondamentali delle aziende europee sono molto solidi dopo l’ampia riduzione della leva finanziaria operata sui bilanci. Gli investitori sono alla ricerca di rendimento, come testimonia la solidità dei mercati del credito pubblico. Per gli investitori con un orizzonte d’investimento adeguato, il credito privato può generare interessanti rendimenti corretti per il rischio rispetto al reddito fisso tradizionale. Ciò può essere tanto più prezioso in un momento di indicizzazione e commoditizzazione dei mercati obbligazionari pubblici, e con i risparmiatori che ricercano redditi da investimento di alta qualità come pensione.
Gli ELTIF 2.0 sono destinati a guidare una crescita significativa nei mercati privati europei
L’avvento degli ELTIF 2.0 ha il potenziale per aumentare in misura significativa sia il volume che la fonte dei flussi di capitale nei mercati privati europei. Le previsioni di crescita degli ELTIF variano da 35 miliardi di euro entro la fine del 2026, secondo la società tedesca di rating e analisi Scope, a 100 miliardi di euro entro il 2028, come suggerito da un report del Parlamento europeo. Da più parti si constata un’evidente fiducia nel fatto che gli strumenti legislativi e normativi ora in essere siano tali da consentire al regime dei fondi di investimento europei a lungo termine di esprimere il proprio potenziale.
Le tematiche legate alla sostenibilità si faranno valere nel 2025 e oltre


Edward Lees, Co-Head of the Environmental Strategies Group, Londra
Ulrik Fugmann, Co-Head of the Environmental Strategies Group, Londra
L’esito delle elezioni statunitensi lascia dei punti interrogativi su quale sarà il futuro ritmo dei progressi nell’affrontare il cambiamento climatico e altre sfide ambientali. Tuttavia, a prescindere dal panorama politico negli Stati Uniti e altrove, i fattori economici e le esigenze del mondo reale sono elementi potenti. Ulrik Fugmann ed Edward Lees esplorano tre temi per l’anno prossimo.
La domanda di energia elettrica guida la narrazione dell’energia pulita
Con l’elettrificazione delle abitazioni e delle aziende, l’aumento della popolazione e l’accelerazione dell’adozione di veicoli elettrici, si prevede che la domanda globale di energia elettrica aumenterà del 100% entro il 2050. Negli Stati Uniti, la domanda sta crescendo per la prima volta in quasi due decenni, in quanto i miglioramenti in termini di efficienza non sono più in grado di bilanciare la domanda di energia elettrica aggiuntiva. L’Intelligenza Artificiale e i data center necessari a supportare la sua infrastruttura determinano una significativa capacità di domanda di energia elettrica aggiuntiva. La sete di energia elettrica per supportare le tecnologie di Intelligenza Artificiale è tale che l’energia pulita viene vista come un secondo derivato del tema dell’IA.
La crescita della domanda globale di energia elettrica sta creando un’urgente necessità di forniture pulite, accessibili e prontamente disponibili – e queste devono provenire da fonti rinnovabili. Con la diminuzione del costo dei pannelli solari, delle turbine eoliche, degli elettrolizzatori di idrogeno e delle batterie, il costo marginale della produzione di energia rinnovabile aggiuntiva si avvicina allo zero.
Qualunque sia la posizione che il clima occupa nell’agenda politica, l’energia tradizionale non può competere, a causa dei maggiori costi operativi e della volatilità dei prezzi legati all’estrazione, al trasporto e alla conversione, nonché della limitata disponibilità di ulteriori efficienze da sbloccare. In effetti, la sicurezza energetica e un panorama geopolitico più volatile complicano ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili.
Sul fronte della domanda, le ricerche¹ indicano un aumento significativo del desiderio di consumatori e aziende di utilizzare nuove fonti energetiche per le abitazioni, i veicoli, le comunità e come parte di obiettivi sociali più ampi. In effetti, è emerso che le aziende tecnologiche sono i maggiori acquirenti di energia pulita a livello globale, e si prevede che questo fenomeno crescerà per importanza ed entità.
La fornitura di energia pulita e a basso costo ha il potenziale per essere una forza deflazionistica per l’economia globale. Per arrivare a questo punto, però, gli investimenti saranno fondamentali. Un’area di opportunità è rappresentata dalla connettività di rete. Quasi 2.600 gigawatt di generazione e stoccaggio di elettricità sono oggi in cerca di interconnessione alla rete, e il portafoglio ordini è cresciuto del 30% solo nel 2023.2 Per consentire all’energia di fluire dove serve, vi è la necessità strutturale e ingente di aggiornare le reti e connettere la fornitura.

Il tema delle soluzioni ambientali è caduto nel dimenticatoio dal 2021, quando gli investimenti in progetti solari, eolici, di batterie e altre fonti rinnovabili ad alta intensità di capitale si sono arenati in un contesto di tassi d’interesse più elevati. Con l’avvio da parte delle banche centrali di un ciclo coordinato di taglio dei tassi d’interesse a livello globale, gli aspetti economici dei progetti iniziano a sembrare più interessanti, mentre le efficienze che le aziende sono state costrette a individuare negli ultimi tre anni rappresenteranno un elemento di supporto.
Per effetto del bisogno secolare di energia elettrica, della decarbonizzazione e della crescita dell’Intelligenza Artificiale e delle infrastrutture ambientali critiche, prevediamo che le società di soluzioni ambientali siano sostenute da elementi di supporto macroeconomici, valutazioni prossime ai minimi storici e vantaggi in termini economici che potrebbero determinare una sovraperformance significativa rispetto ai mercati globali.
L’obiettivo è l’azzeramento reale, non l’azzeramento netto, delle emissioni di carbonio
I limiti dell’azzeramento netto stanno diventando evidenti, con la dipendenza dalla compensazione delle emissioni di carbonio che porta le aziende a produrre di più, con un costo ambientale superiore. L’analisi di Carbon Brief mostra che due terzi delle maggiori aziende del mondo con obiettivi di azzeramento netto stanno usando le compensazioni per rispettare i propri impegni climatici.1 Secondo l’inventario 2024 Net Zero, se da un lato un numero sempre maggiore di Paesi, regioni, città e aziende sta fissando obiettivi di azzeramento netto, il 5% o meno soddisfa i criteri procedurali e di integrità del Net Zero Tracker.2
Nel 2025 e oltre, sarà ancora più importante investire in aziende che possano aiutarci a raggiungere l’azzeramento reale, non l’azzeramento netto, delle emissioni di carbonio. Oltre ai produttori di energia pulita in grado di eliminare gas e carbone, le aziende che operano nell’economia circolare, i cui prodotti e servizi riducono la necessità di produrre o estrarre nuove risorse, rappresentano un altro importante tassello del puzzle.
Qualunque sia la posizione che il clima occupa nell’agenda politica, l’energia tradizionale non può competere
I modelli di business e i settori che offrono opportunità di investimento potenziali comprendono le aziende di recupero delle risorse nei segmenti della gestione dei rifiuti e dei servizi ambientali, nonché le aziende che lavorano per estendere il ciclo di vita dei prodotti o che offrono piattaforme di condivisione.
Queste aziende sono spesso caratterizzate da un elevato grado di innovazione dei prodotti e da una crescita di lunga durata, in cui sono necessari una ricerca e un know-how approfonditi per affrontare i rischi associati all’investimento in tecnologie più nuove. Tuttavia, per gli investitori in grado di adottare una prospettiva di lungo termine e di investire in soluzioni che avranno un impatto positivo sul mondo reale, riteniamo che i rendimenti potenziali siano significativi.
Gli eventi meteorologici evidenziano le esigenze e le opportunità di investimento
Le inondazioni catastrofiche che hanno colpito l’Europa centrale, l’Asia meridionale e gli Stati Uniti quest’anno sono l’ultimo promemoria della crescente minaccia che i modelli meteorologici globali pongono con l’aumento delle temperature. Gli effetti degli eventi climatici si fanno sentire in tutta la nostra società, nei sistemi alimentari, nelle catene di approvvigionamento e nei cicli idrici, creando la necessità di spese e investimenti aggiuntivi e ingenti.
Garantire l’accesso a un’acqua sicura, sana e affidabile creerà opportunità di investimento in un’ampia gamma di aziende
Oltre a rafforzare gli argomenti a favore di un più rapido progresso nella mitigazione del clima, questo crea opportunità per le aziende che forniscono soluzioni di adattamento – sia quelle che si occupano di gestire le conseguenze dei disastri climatici, sia quelle che costruiscono infrastrutture più robuste necessarie per affrontare le sfide future.
L’acqua è un settore in cui è urgente investire. Sia la siccità che le inondazioni sono dannose per la qualità dell’acqua, che è sotto pressione anche a causa dei contaminanti prodotti dall’uomo. La scarsità d’acqua è una minaccia per il benessere umano; il problema è più acuto nell’Africa sub-sahariana, ma si sta estendendo al mondo sviluppato con l’aumento delle temperature.
Garantire l’accesso a un’acqua sicura, sana e affidabile creerà opportunità di investimento in un’ampia gamma di aziende, tra cui quelle che forniscono sistemi di irrigazione e tubature intelligenti e quelle che si occupano di trattamento dell’acqua, monitoraggio della qualità e tracciamento dell’uso e delle perdite. Le opportunità sono sorprendentemente variegate e resilienti, comprendendo sia attività difensive che cicliche e spaziando tra aree geografiche, settori e mercati finali.
2 https://zerotracker.net/analysis/net-zero-stocktake-2024
Scenari possibili dopo gli ingenti investimenti in strumenti liquidi

James McAlevey, Head of Investment Team – Global Aggregate & Absolute Return, Londra
Il periodo di rialzo dei tassi d’interesse ufficiali, innescato dall’impennata dell’inflazione post-pandemia, ha attirato oltre 6.000 miliardi di dollari1 in investimenti di liquidità a breve termine. Ora che le banche centrali riducono i tassi d’interesse, dove potrebbero essere allocati gli asset dei fondi del mercato monetario nel 2025? James McAlevey valuta le opportunità di un contesto positivo per il reddito fisso.
Il reddito fisso si riprende il posto che gli spetta
I fondi del mercato monetario hanno fornito vantaggi sostanziali nel recente contesto di tassi d’interesse più elevati, ma con la discesa dei tassi di riferimento è ora di guardare avanti. Se da un lato constatiamo il calo dei tassi, dall’altro non ci aspettiamo che i tassi ufficiali scendano a zero. Per il periodo a venire, in condizioni di recessione “convenzionale” sarà possibile individuare un modello più utile di quello della pandemia da Covid19 o della Crisi finanziaria mondiale, secondo cui tagli dei tassi di 200-300 punti base sono stati sufficienti per ridurre la disoccupazione e fornire uno stimolo economico. Con l’inflazione ormai sotto controllo, le banche centrali hanno intrapreso cicli di allentamento per motivi “convenzionali”, non per gestire la crisi. Se la crescita dovesse indebolirsi troppo, potremmo vedere i tassi d’interesse scendere al di sotto del loro livello tendenziale di lungo periodo, ma non ci aspettiamo che questo avvenga in modo significativo.
Inoltre, le banche centrali stanno riducendo il quantitative easing. Questo significa un trasferimento del debito al settore privato, il che a sua volta significa che difficilmente assisteremo a un ritorno delle curve dei rendimenti piatte, che sono state caratteristiche di un contesto di tassi pari a zero.
Se i tassi d’interesse dovessero scendere, prevediamo che le curve dei rendimenti si manterranno ripide e i tassi a lungo termine relativamente alti. Si constatano preoccupazioni per i deficit di bilancio, che appaiono elevati per questa fase del ciclo, ma al momento sembra che vi sia una scarsa propensione alla prudenza fiscale da parte della politica.
Si tratta di un contesto positivo per il reddito fisso, in cui le obbligazioni possono nuovamente offrire le caratteristiche di reddito, carry e difensive a cui gli investitori erano abituati prima degli anni della crisi. Nel frattempo, il calo del tasso di riferimento rappresenta un incentivo a uscire dai fondi del mercato monetario e a reinvestire prima che i tassi ufficiali raggiungano il loro minimo.
La gamma di opportunità favorisce un approccio flessibile
Il credito societario è spesso l’area di riferimento per il reddito, ma oggi appare costoso, dato che siamo in una fase avanzata del ciclo economico, e sembra ancora più costoso se dovessimo andare incontro a un rallentamento economico. Gli investitori che pensano all’anno prossimo dovrebbero essere consapevoli della consistente ondata di rifinanziamenti societari in arrivo nei prossimi 12-18 mesi, che potrebbe portare a un aumento dei rendimenti (e a una riduzione dei prezzi). I mutui ipotecari statunitensi possono essere un utile sostituto, in quanto offrono un rendimento più elevato associato a un rating implicito di tripla A, dato il supporto statale di cui godono.

Nei mercati emergenti, come in quelli sviluppati, la maggior parte delle banche centrali ha intrapreso un ciclo di taglio dei tassi. Tuttavia, le curve dei rendimenti dei mercati emergenti sono da tempo orientate al rialzo e i rendimenti reali sono significativamente superiori. Di conseguenza, riteniamo che le obbligazioni dei mercati emergenti – in particolare quelle denominate in valute locali – siano l’opzione migliore per assumere il rischio di tasso d’interesse. La selezione geografica è ovviamente importante, dato che alcuni mercati sono più avanti nel percorso di allentamento rispetto ad altri.
Volatilità e dispersione tornano in auge
Se il 2022 ha portato troppa volatilità sui mercati obbligazionari, gli anni precedenti ne hanno registrata troppo poca. Il quantitative easing non solo ha messo in difficoltà gli investitori di reddito, ma ha anche soppresso la volatilità. Vi è stata poca dispersione e scarsa opportunità di beneficiare dell’arbitraggio tra i segmenti del reddito fisso o all’interno di essi.
Oggi ci troviamo in una posizione privilegiata in termini di volatilità, con i mercati che vivono, respirano e si adattano agli sviluppi fondamentali come non accadeva da anni. Una volatilità più normalizzata comporta una maggiore dispersione. Gli investitori value-based possono trarre vantaggio da questa situazione attraverso strategie intra- market e cross-market o attraverso la tempistica delle variazioni di allocazione.
Le banche centrali stanno riducendo il quantitative easing
La dispersione economica costituisce un’altra area di opportunità. Durante la crisi finanziaria e la pandemia, le banche centrali globali si sono mosse di pari passo, riducendo i tassi nello stesso momento per le stesse ragioni e arrivando rapidamente alla stessa destinazione. Ora, stiamo avendo situazioni molto diverse: chi andrà per primo, chi taglierà di più, chi è in anticipo o in ritardo rispetto alla curva, quali potrebbero essere i tassi terminali e in quale mercato?
Un esempio è il Canada rispetto al Regno Unito o alla Norvegia. Il Canada ha una crescita al di sotto del trend e un’inflazione inferiore al target, ed è già ben radicato nel suo ciclo di allentamento. Il Regno Unito ha proceduto con maggiore cautela, mentre la Norvegia non si è ancora mossa. Dal momento che le banche centrali tracciano percorsi diversi per raggiungere i rispettivi obiettivi, gli investitori che sanno cogliere le giuste sequenze possono trarne vantaggio.
Per gli investitori che non desiderano prendere queste decisioni in autonomia, i fondi flessibili a rendimento totale e assoluto o a reddito possono sfruttare sia le opportunità interessanti che le opzioni utili in cui rifugiarsi. Se combinate con la loro capacità di gestire le incertezze in corso che potrebbero far riflettere gli investitori, queste strategie potrebbero rappresentare un’opzione interessante per la liquidità attualmente accantonata.
La politica e il pivot della Fed guidano il debito dei mercati emergenti

Alaa Bushehri, Head of Emerging Market Debt, Londra
I principali eventi del 2024 – le elezioni e l’inizio dell’allentamento della Fed – delineeranno il panorama del debito dei mercati emergenti nel 2025, mentre la Cina rimane una potenziale fonte di rischio. Alaa Bushehri esamina questi temi e identifica le aree di opportunità.
I risultati delle elezioni catalizzano l’attenzione
L’anno che sta per concludersi è stato caratterizzato da un fitto calendario elettorale sia all’interno che all’esterno dei mercati emergenti. Viste le votazioni chiave che hanno avuto luogo in Sudafrica, Indonesia, India e Messico, oltre che negli Stati Uniti, l’implementazione delle politiche costituirà un importante motore per il 2025.
Le elezioni hanno sempre una grande rilevanza, indipendentemente dal risultato finale. Anche se è lo stesso partito ad ottenere la maggioranza, le politiche con cui la conquista, la composizione del nuovo governo e la conseguente capacità di portare avanti la politica hanno implicazioni per i fondamentali. Le prime politiche sono in fase di attuazione in Messico e Indonesia, il che ci dà un’idea del futuro scenario di quei mercati, ma nel complesso siamo ancora in attesa di conoscere l’entità delle conseguenze delle elezioni del 2024 per l’asset class del debito dei mercati emergenti. Tutto, dalla politica fiscale e monetaria al commercio globale e alla propensione al rischio degli investitori, rimane in gioco.
Il percorso della Fed è fondamentale
La performance del debito dei mercati emergenti tende a salire e scendere in ragione dello stato di salute dell’economia statunitense. I cicli di taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve statunitense hanno in genere rappresentato un forte elemento di supporto per i segmenti di mercato più rischiosi, come il debito dei mercati emergenti. Oggi, con il ciclo di allentamento della Fed in corso e un atterraggio morbido all’orizzonte, le prospettive sembrano buone. La traiettoria del percorso dal taglio di 50 punti base di settembre non è ancora chiara. Il fatto che i progressi siano lineari o più discontinui influenzerà il contesto generale dei tassi, il costo di rifinanziamento e la performance complessiva dell’asset class del debito dei mercati emergenti.
La buona notizia è che il ciclo di allentamento è iniziato fin dai primi mesi del 2024 per le economie dei mercati emergenti, con le banche centrali, in particolare in America Latina, che si sono messe nella condizione di tagliare i tassi grazie alla gestione efficace dei loro target di inflazione. Dopo aver raggiunto gli obiettivi economici con quei primi tagli, alcune tra esse sono ora in attesa, essendosi concesse la possibilità di non seguire la Fed, ma di attendere. In questo contesto politico, prevediamo che la crescita economica dei mercati emergenti rimarrà stabile fino al 2025, sostenuta da consumi privati, esportazioni e investimenti robusti.
Il quadro è leggermente diverso nel mercato dei tassi, dove gli aggiustamenti, guidati dagli Stati Uniti, sono appena iniziati. L’entità e il ritmo con cui la Fed abbasserà i tassi ufficiali saranno fondamentali per il posizionamento dei nostri portafogli nel 2025. L’eccezione è rappresentata dai Paesi più idiosincratici, come, ad esempio, lo Sri Lanka, dove la ristrutturazione sarà probabilmente il fattore dominante.
Persiste l’incertezza sulla Cina
Pechino ha recentemente ampliato e approfondito i propri tentativi di rivitalizzare l’economia cinese. Anche se è troppo presto per giudicare il successo di queste misure o per prevedere l’entità degli ulteriori stimoli che il governo fornirà alla fine, il loro successo potrebbe migliorare significativamente le prospettive per le economie dei mercati emergenti della regione.
Tuttavia, le sfide della Cina permangono e sono rilevanti per l’economia mondiale. Gli obiettivi di crescita rimarranno il focus principale nel 2025, mentre le difficoltà del mercato immobiliare locale pesano sull’attività economica. Ma se le misure attuali o future saranno più incisive, potremmo assistere a una crescita positiva prima di quanto ci aspettiamo.
La valuta locale offre le maggiori opportunità
Continuiamo a nutrire un certo ottimismo per i titoli di Stato in dollari USA dei mercati emergenti, sostenuti dal miglioramento dei fondamentali, dalla riduzione dei tassi d’interesse dei mercati sviluppati e da una domanda consistente per i rendimenti relativamente elevati offerti. Tuttavia, è probabile che la performance rimanga diversificata, con alcune aree selezionate capaci di offrire un maggiore potenziale di sovraperformance.
Riteniamo che le opportunità più interessanti risiedano nelle obbligazioni in valuta locale, dove i rendimenti primari sono aumentati significativamente negli ultimi anni e i rendimenti reali (corretti per l’inflazione) sono ora a livelli storicamente interessanti, in particolare rispetto ai rendimenti reali negli Stati Uniti. Tuttavia, la selezione geografica sarà importante. Prevediamo che l’America Latina rimarrà leader nella riduzione dei tassi, trainata da Colombia, Cile e Perù. L’Europa dell’Est, l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Romania saranno probabilmente all’avanguardia con i tagli.
Intravediamo anche un interessante potenziale di inversione di tendenza in diversi mercati. In Turchia, il nuovo governatore della banca centrale sta guidando un ritorno all’ortodossia, gestendo in modo indipendente i target di inflazione e affrontando altri importanti indicatori economici. In Egitto, il governo ha lavorato a stretto contatto con il Fondo Monetario Internazionale e, nel 2024, ha attirato investimenti diretti esteri significativi dai Paesi del Golfo. In Argentina, il nuovo Presidente sta riuscendo a portare avanti politiche che hanno il potenziale per migliorare gli indicatori chiave del Paese. Le sfide per il mercato rimangono notevoli, ma la direzione di marcia è positiva.

In tutti e tre i mercati, queste storie hanno determinato una performance positiva delle obbligazioni in dollari USA nel 2024. Se i progressi continueranno nel corso dell’anno prossimo, ciò potrebbe ripercuotersi sul sentiment e sulla performance delle obbligazioni in valuta locale.
I rendimenti societari dei mercati emergenti mantengono un’attrattiva relativa
Gli spread delle obbligazioni societarie dei mercati emergenti rispetto ai Treasury statunitensi si sono ridotti negli ultimi trimestri e alcuni Paesi e settori hanno iniziato a sembrare costosi su base assoluta. Permangono tuttavia interessanti se confrontati con le rispettive controparti negli Stati Uniti e in altri mercati sviluppati.
I fondamentali delle aziende sono solidi e i recenti dati sugli utili supportano una prospettiva incoraggiante. Le tensioni geopolitiche, in particolare il conflitto nel Mar Rosso, comportano il rischio di interruzioni della catena di approvvigionamento, ma le aziende dei mercati emergenti si sono dimostrate agili nei loro modelli operativi, cambiando i fornitori o ottimizzando la struttura dei costi per ridurre al minimo l’impatto.
Da ultimo, il contesto tecnico è positivo. L’offerta aziendale è aumentata di recente, ma rimane ben al di sotto dei livelli pre-pandemici, e ci aspettiamo un quadro simile per il 2025.


