Secondo Moody’s, nonostante l’incremento delle partecipazioni estere in ogni trimestre degli ultimi tre anni, a fine giugno solo il 2,4%* dell’enorme mercato obbligazionario cinese – il secondo più grande al mondo – vedeva presenti degli investitori esteri.
Jean-Charles Sambor, Responsabile obbligazionario mercati emergenti globali, spiega perché il reddito fisso cinese offre opportunità uniche agli investitori di tutto il mondo.
- Nell’attuale contesto di rendimenti obbligazionari negativi, i mercati a reddito fisso onshore della Cina spiccano per merito, offrendo rendimenti nominali superiori al 3% sui titoli di Stato a 10 anni.
- Oltre a rappresentare una fonte di diversificazione grazie a una correlazione relativamente limitata con altre asset class, il reddito fisso onshore cinese è denominato in renminbi (RMB), una valuta che si differenzia dalle altre per i cospicui afflussi di cui beneficia da quando sta prendendo piede come valuta di riserva mondiale.
- Le obbligazioni cinesi offrono un’esposizione strategica a trend di lungo termine, come l’inclusione della Cina nei benchmark obbligazionari globali, la crescita del settore pensionistico nazionale e, ovviamente, lo status del colosso asiatico come una delle principali economie mondiali.
Perché le obbligazioni cinesi sono così importanti per gli investitori globali nel reddito fisso?
Innanzitutto, con emissioni in circolazione per circa USD 14.000 miliardi, la Cina rappresenta ora il secondo più grande mercato delle obbligazioni sovrane. Un aspetto che gli investitori obbligazionari globali non possono affatto ignorare. Inoltre, le obbligazioni cinesi sono sempre più presenti nei benchmark globali replicati dai vari fondi. È inevitabile dunque che gli strumenti a reddito fisso cinesi acquisiranno sempre più importanza nei portafogli degli investitori internazionali. Questo processo è già in corso ma, secondo me, la strada è ancora lunga.
Inoltre, in un periodo in cui gli investitori nel reddito fisso non possono più contare sui rendimenti dei titoli sovrani, le obbligazioni governative onshore cinesi si propongono come valide alternative, con rendimenti positivi. Un vantaggio, questo, che non va affatto sottovalutato in un mondo in cui, per la prima volta, le banche centrali nel 60% dei paesi globali – compreso il 97% di quelli sviluppati – hanno tagliato in tassi di riferimento sotto l’1%. In un quinto del mondo, i tassi d’interesse sono negativi.
Per gli investitori multi-asset, ottenere rendimenti reali positivi è essenziale per tutelare il reddito reale. Negli ultimi cinque anni, i rendimenti reali dei titoli di Stato cinesi a 10 anni sono sempre stati superiori a quelli nei mercati sviluppati. Dal 2019, questo differenziale si è notevolmente ampliato. Un motivo è da ritrovarsi nella divergenza delle politiche monetarie – le banche centrali dei paesi G3 hanno continuato a spingere i rendimenti reali sotto lo zero – un aspetto che sembra destinato a permanere ancora per qualche anno. Nonostante la forte crescita del PIL cinese nell’ultimo decennio, l’inflazione è rimasta sotto controllo. Di conseguenza, la Cina ha ora tassi d’inflazione simili a quelli delle economie sviluppate, ma rendimenti obbligazionari reali di gran lunga più elevati. Ecco perché, a nostro avviso, il segmento cinese del reddito fisso è ricco di promettenti opportunità.
La correlazione relativamente contenuta delle obbligazioni cinesi a quasi tutte le altre asset class è un’ulteriore conseguenza della politica monetaria di Pechino, rimasta ampiamente indipendente da quella delle maggiori economie mondiali. Rispetto ad altri paesi, la crescita della Cina è più legata a dinamiche interne. Questa bassa correlazione ha inoltre permesso alla Cina di mantenere un mercato dei capitali pressoché autosufficiente. Al momento, la Cina si annovera fra i maggiori creditori nazionali netti al mondo. Il panorama degli investimenti cinese è dominato da operatori nazionali, che possiedono la più ampia base di depositi al mondo, equivalente a circa USD 40.000 miliardi e tuttora in crescita.
Obbligazioni onshore in renminbi
Importante per gli investitori è comprendere la conformazione del mercato obbligazionario cinese, che si suddivide in tre diversi segmenti, primo in assoluto quello delle obbligazioni cinesi quotate onshore e valutate in renminbi (si veda il Grafico 1 per una ripartizione settoriale del mercato delle obbligazioni onshore cinesi). Questo segmento rappresenta circa il 90% del mercato obbligazionario cinese (gli altri sono il debito cinese emesso in renminbi offshore e quotato in una stanza di compensazione offshore come Hong Kong, e le emissioni cinesi in valuta estera).
Grafico 1: Quello obbligazionario onshore è di gran lunga il segmento più ampio del mercato del reddito fisso cinese, come dimostra il grafico della ripartizione settoriale (in %).

(Si fa presente che il renminbi è la valuta ufficiale della Cina, dove funge da mezzo di scambio, mentre lo yuan (CNY) è l’unità di conto del sistema economico e finanziario nazionale)
Fonte: Bloomberg, PBoC, CCDC, SHCH, JP Morgan, 2019
Maggiore accessibilità alle obbligazioni onshore per gli investitori globali
Svariati cambiamenti attuati di recente in Cina hanno concorso a migliorare le possibilità d’investimento nelle obbligazioni onshore che, nel corso del tempo, si affermeranno come uno degli strumenti che Pechino intende utilizzare per promuovere la stabilità finanziaria, offrendo al contempo una nuova frontiera d’investimento agli operatori globali del reddito fisso.
Le autorità cinesi hanno profuso enormi sforzi per migliorare l’accessibilità al mercato delle obbligazioni onshore per gli investitori esteri. Programmi come il Bond Connect e il China Interbank Bond Market (CIBM) Direct rappresentano delle vere e proprie innovazioni rivoluzionarie, che permettono agli investitori esteri di negoziare i titoli obbligazionari cinesi più liberamente e con maggiore facilità. Gli investitori possono ora operare tramite un conto offshore e non sono più soggetti a restrizioni come limiti di quote o periodi di sospensione.
Fino al 2018, l’unica opzione a disposizione degli investitori offshore per coprire un’esposizione in renminbi era tramite contratti a termine con o senza facoltà di consegna. Nel 2018, però, la Cina ha annunciato di voler consentire l’uso dei contratti a termine con facoltà di consegna come strumento di copertura in renminbi anche agli investitori esteri,che possono ora accedere al mercato sia tramite il sistema CIMB Direct che con i programmi Bond Connect. Inoltre, il costo di copertura rispetto al dollaro US è notevolmente diminuito, scendendo ben al di sotto della media storica degli ultimi anni.
Quali sono le prospettive per il renminbi?
Nutriamo un certo ottimismo riguardo all’andamento nel 2021 delle valute dei mercati emergenti in generale e del renminbi in particolare. Prevediamo un ritorno di ingenti flussi di capitali nei mercati emergenti, via via che la propensione al rischio aumenterà con la disponibilità dei vaccini contro il Covid-19. Siamo dell’idea che la Cina farà da apripista nel 2021, grazie ai fondamentali solidi su cui poggia la sua valuta: la bilancia dei pagamenti è sana e le esportazioni sono in costante crescita, mentre le importazioni sono relativamente contenute.
Abbiamo già registrato ingenti investimenti nel mercato azionario cinese, ma gli afflussi nel segmento obbligazionario onshore sono stati 3-5 volte più cospicui.
La Cina intende promuovere un utilizzo più transfrontaliero del renminbi e Pechino sta facendo del suo meglio per attirare gli investitori esteri affinché sviluppino i mercati finanziari nazionali. La priorità è migliorare l’allocazione del capitale e creare un’offerta di prodotti assicurativi e pensionistici a lungo termine.
Il renminbi gode di un ampio margine di apprezzamento, che tuttavia sarà soggetto a una certa volatilità. In effetti, le autorità cinesi considerano la volatilità come parte del processo di ulteriore esposizione della valuta alle forze di mercato. L’obiettivo è ottenere un tasso di cambio più basato sulle dinamiche di mercato.
Grafico 2: Nel 2020 lo yuan cinese si è fortemente rivalutato, come dimostra il grafico delle variazioni del tasso di cambio CNY/USD fra il 02/01/2020 e il 09/11/2020. Si fa presente che il renminbi è la valuta ufficiale della Cina, dove funge da mezzo di scambio, mentre lo yuan è l’unità di conto del sistema economico e finanziario nazionale.

Fonte: BNP Paribas Asset Management/Bloomberg, al 15/11/2020.
Inclusione della Cina negli indici globali delle obbligazioni governative: un cambiamento rivoluzionario?
L’inclusione dei titoli di Stato cinesi (CGB) negli indici obbligazionari globali è il proverbiale “elefante nella stanza” per gli investitori a reddito fisso di tutto il mondo. Mi occupo di questo mercato da più di 20 anni, ma le cose stanno cambiando più rapidamente di quanto pensassi. Ed è tutto molto entusiasmante. A stimolare gli afflussi esteri nel mercato delle obbligazioni sovrane cinesi sono state le seguenti notizie:
– La graduale inclusione – iniziata ad aprile 2019 e durata 20 mesi – delle obbligazioni governative e delle policy bank cinesi nell’Indice Bloomberg Barclays Global Aggregate.
– La decisione di JP Morgan a febbraio di quest’anno di iniziare ad aggiungere i titoli di Stato cinesi nella sua serie Government Bond Index Emerging Markets (GBI-EM) a 10 mesi.
– L’annuncio lo scorso mese da parte di FTSE Russell che le obbligazioni governative cinesi saranno incluse nel FTSE World Government Bond Index (WGBI) a partire da ottobre 2021 (data soggetta a conferma definitiva a marzo 2021).
L’inclusione in un indice è il coronamento degli sforzi profusi dalle autorità cinesi, fra le altre cose, per semplificare l’accesso e la regolamentazione del mercato e risolvere i problemi di trading. Nel processo di apertura dei mercati dei capitali cinesi, questa sarà un’altra pietra miliare. Per la sola inclusione nei suddetti indici, mi aspetto afflussi nel mercato cinese delle obbligazioni sovrane per 200-300 miliardi di dollari US.
L’inclusione negli indici, infatti, dovrebbe stimolare gli investimenti esteri in titoli di Stato cinesi, per altro già aumentati dal 2-3% all’attuale 8% circa. A medio termine, credo che si potrà raggiungere tranquillamente un incremento del 20-25%. E si tratta per altro di una stima conservativa: se gli investimenti esteri dovessero salire al livello osservato in Corea del Sud (circa il 15%), significherebbe un volume di afflussi nel mercato delle obbligazioni governative cinesi nell’ordine dei 1.000 miliardi di dollari US. Ecco perché l’inclusione negli indici può davvero cambiare le carte in tavola per uno dei mercati delle obbligazioni sovrane meno inflazionato al mondo.
* Secondo lo stesso report, gli investitori esteri detenevano circa l’8% dei titoli di Stato cinesi