Le tensioni in Medio Oriente hanno continuato a influenzare i mercati per tutto il mese di aprile. Eppure, nonostante i timori per gli effetti sull’inflazione e un contesto complesso, i mercati azionari dell’eurozona si sono dimostrati molto resilienti e hanno recuperato parte delle perdite del mese precedente.
Gli annunci di un blocco marittimo dello Stretto di Hormuz da parte di Iran e Stati Uniti sono stati seguiti da un cessate il fuoco, giunto poco prima della scadenza dell’ultimatum americano. In definitiva, il blocco dello stretto è diventato permanente e il prezzo al barile del petrolio ha continuato a salire.
La Banca Centrale Europea sta monitorando attentamente la situazione, ma ha deciso di mantenere per il momento il tasso sui depositi al 2%. Di fronte a questo contesto complesso e agli iniziali effetti inflazionistici del conflitto, i mercati azionari europei si sono dimostrati molto resilienti, recuperando parte delle perdite del mese precedente.
Ad aprile, l’indice DJ Eurostoxx dividendi reinvestiti è infatti cresciuto del 6,39%. In forte ripresa i settori ciclici come quello bancario e industriale, che avevano sofferto a marzo. Ma il settore che ha beneficiato della maggior crescita è stato quello tecnologico, trainato dagli sviluppi nell’ambito dell’intelligenza artificiale, che ha generato un rialzo molto forte per il mercato dei semiconduttori. Al contrario, il settore della salute si è collocato in fondo alla classifica, penalizzato dalle difficoltà microeconomiche.
Prospettive per le prossime settimane
Più a lungo lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso, più lungo e significativo sarà l’impatto sull’economia globale. L’aumento dei costi energetici porterà inevitabilmente a una certa contrazione della domanda e peserà sui margini di molti settori. Potrebbe anche indurre le banche centrali ad adottare politiche meno accomodanti per i mercati finanziari. Gli sviluppi in Medio Oriente e, come sempre, gli annunci a sorpresa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dovranno essere analizzati attentamente e probabilmente continueranno ad alimentare la volatilità dei mercati azionari. Lo scenario macroeconomico del 2026 di una graduale ripresa dell’economia è stato messo in discussione e sono cresciuti i timori di stagflazione.
In una nota positiva, i recenti annunci di maggiori investimenti nel settore dei semiconduttori e dei data center dovrebbero continuare a fornire un supporto significativo per alcuni segmenti del mercato. In questo contesto, riteniamo opportuno mantenere un portafoglio bilanciato e concentrarsi sui fondamentali delle aziende, privilegiando quelle che offrono una buona visibilità sui loro utili. Tre temi, tuttavia, appaiono particolarmente importanti in questo contesto, data la prospettiva a medio termine: elettrificazione, intelligenza artificiale e difesa. Rimaniamo quindi fedeli alla nostra strategia di investimento, privilegiando le aziende che combinano la capacità di adeguare i prezzi, la visibilità e/o le prospettive di crescita derivanti dall’esposizione a temi di lungo termine, e una solida struttura finanziaria.
Piazza Affari in ripresa, il FTSE ha sovraperformato le small-cap
A Piazza Affari l’indice FTSE Italia All-Share (dividendi reinvestiti) ha registrato un’impennata del 9,29%, sovraperformando ancora una volta le small-cap, che, come l’indice Star, hanno chiuso con un guadagno di appena il 7,99%. I settori ciclici come quello bancario e industriale, che avevano sofferto a marzo, hanno beneficiato di una forte ripresa. Anche a Milano i guadagni più significativi sono stati registrati dai titoli legati alla tecnologia, trainati dagli sviluppi nell’intelligenza artificiale e dai benefici effetti sui semiconduttori. Al contrario, il settore energetico – che a marzo aveva messo a segno una performance brillante sostenuto dall’aumento dei prezzi dell’energia – ad aprile è rimasto indietro, penalizzato dal ritracciamento dei prezzi del petrolio.